La mente può partire come una freccia scoccata da un arco

(!) e, in un baleno, creare associazioni fino a quel momento impensabili.

Chiamiamo arco o archetto l’accessorio con cui si produce il suono per sfregamento o percussione sul violino, il violoncello, il contrabbasso e la viola (detti per questo strumenti ad arco); definiamo arco uno degli elementi strutturali dell’Architettura ma arco è pure un’arma da lancio.

 

Esiste un legame fra le impalpabili onde del Suono, invisibili all’occhio umano, e la materia, mattoni, laterizi o blocchi di pietra, dell’Architettura? E con l’arco come arma?

Per trovare una risposta, mi sono tuffata nel nostro passato, sempre ricco di spunti, d’indizi… se si ha la curiosità di cercare!

Più o meno fino al XVI° secolo gli artisti-artigiani spaziavano negli ambiti più disparati.

È impossibile delimitare i confini del loro sapere secondo i nostri criteri:

infatti, erano, allo stesso tempo, architetti e teorici dell’architettura, della scultura e della pittura; filosofi e letterati ma anche alchimisti, fisici; scultori, pittori, musicisti e pure ingegneri civili o militari o teorici d’ingegneria militare o di musica.

Per comprendere l’universalità di quegli artigiani-artisti-intellettuali basta citare un nome: Leonardo da Vinci.

Tutti, però, si nutrivano a un’unica fonte: il sapere antico per il quale la musica apparteneva, insieme a aritmetica, geometria e astronomia, al Quadrivium, ovvero al versante scientifico dello scibile.

Ed è precisamente nei preziosi codici custoditi e tramandati per secoli negli Scriptoria dei conventi o nelle biblioteche delle Madrase musulmane che si trova la chiave per aprire la porta di comunicazione fra i mondi o, per usare un termine moderno, lo Stargate fra la solidità delle pietre d’angolo o chiavi di volta e l’intangibile mondo delle onde sonore:

la Matematica o, meglio, l’Uno, il Numero di Pitagora che indica il Principio Unico al di fuori del tempo e dello spazio.

Fu, infatti, il filosofo greco, nato a Samo nel V° secolo a.C., il primo a “codificare” questo rapporto tra numeri e suoni.

Riassumendo in maniera succinta e schematica, la dottrina di Pitagora si basa sui numeri interi, in particolare dall’1 al 4. In questa sequenza l’Uno è il Principio Unico, lo Spirito Creatore. Come tutti i numeri aritmetici procedono dall’unità, così tutti gli Esseri procedono dall’Uno e sono designati con il termine di Numero.

L’Uno o Monade è l’Unità fondamentale, la compiutezza, la totalità, l’elemento Fuoco, il punto.

Il Due o Diade è la Materia sottile, la dualità, gli opposti complementari, il femminile e il maschile, l’elemento Aria, la linea.

Il Tre o Triade è l’Unione dello Spirito con la Materia, la misura dello spazio e del tempo, la dinamica della vita, la creazione, l’elemento Acqua, la superficie.

Il Quattro o Tetrade è la Natura o Forma creata a materialità, gli elementi strutturali, l’elemento Terra, il solido.

Questo insieme costituisce la Tetrade Sacra o Tetrakys che regge l’Universo secondo leggi immutabili.

 

                                                                                   

Rappresentazione della Tetrakys: il triangolo equilatero di lato 4 sul quale gli adepti prestavano giuramento.

La somma dei punti dà 10 o Decade, il numero che rappresenta e contiene l’intero universo poiché è la somma di 1+2+3+4 in cui l’1 rappresenta il punto geometrico, 2 sono i punti necessari per individuare la linea, 3 i punti per individuare un piano, 4 quelli per individuare un solido.

 

Studiando i rapporti fra questi numeri, Pitagora scoprì che i suoni sono legati tra loro in altrettanto precisi rapporti matematici.

 

La dimostrazione è semplicissima: basta disporre una corda tesa, fissata agli estremi, con un cursore che si possa spostare sulla corda. Pizzicando la corda otteniamo un suono; spostiamo il cursore a metà della corda per ridurne la parte vibrante:

il suono che produciamo ora corrisponde alla stessa nota ma all’ottava superiore. Così, la corda, ridotta ai suoi 3/4 la quarta, ridotta ai suoi 2/3 la quinta e così via.

 

La scoperta delle “leggi acustiche”, cioè della relazione tra numeri e suoni, portò il filosofo-scienziato-mago (mago nel senso originale della parola persiana: saggio e sapiente maestro)

a identificare la Tetrakys con l’Armonia delle Sfere.

Grazie all’Armonia, dal Caos nasce il Cosmo, l’Ordine, un sistema armonioso e ordinato dove la creazione è continua e segue il ritmo generazione-vita-morte senza fine.

Infatti, se è vero che nella Natura c’è opposizione di elementi (pari/dispari, fuoco/acqua, …), è anche vero che la drammaticità del due si supera grazie all’Armonia.

Dove vi è proporzione armonica, musica, geometria, architettura, vi è Synphonia.

Suoni e numeri sono legati: conoscerli, significa giungere all’essenza del Tutto.

Per la Scuola pitagorica l’Armonia tra Suono e Numero è il principio primo di tutte le cose, l’Arché

 e a questo punto dall’arco scocca un’altra freccia!

 

                                                                                 

 

 

   Cosa rappresenta questa immagine? Luci? Mandala?

   Si tratta di una foto delle figure di Chladni.

 

Ernst Chladni, fisico tedesco (Wittemberg 1756-Breslavia 1827), è il fondatore dell’acustica moderna, cioè della scienza del suono. Condusse studi ed esperimenti sul suono, la sua velocità di propagazione e inventò un metodo per rendere visibili gli effetti della vibrazione del suono su una superficie. L’esperimento è semplicissimo e riproducibile anche al di fuori di un laboratorio di ricerca. 

Chladni cosparse una lastra di metallo con polvere di licopodio: notò che, quando fregava perpendicolarmente il bordo con un archetto di violino (l’arco!), la polvere si allontanava dai punti di maggiore vibrazione per raggrupparsi in figure geometriche. Il fisico tedesco trasse conclusioni fondamentali per l’acustica e per la costruzione stessa degli strumenti musicali:

 

a determinati suoni corrispondono sempre le stesse figure

a suoni acuti corrispondono figure più complesse

il suono può influire sulla materia

 

Non si tratta dello stesso principio espresso filosoficamente già da Pitagora?

Continuiamo il nostro viaggio nel tempo e arriviamo più vicino a noi nel XX° secolo.

Il medico svizzero Hans Jenny (Basilea 1904-1972) sviluppò ulteriormente questi studi, cercando di dimostrare l’effetto morfogenetico delle onde sonore.

Jenny, che aveva a disposizione mezzi tecnici più sofisticati, scoprì pure che l’ampiezza della vibrazione influiva sui movimenti che diventavano ancora più rapidi e tumultuosi fino al punto da generare piccole eruzioni.

Una particolarità, però, lo colpì profondamente: la similitudine fra queste figure geometriche con i mandala.

Incuriosito, Jenny, invece di usare l’archetto di un violino, usò una vocalizzazione in antico sanscrito, il celebre OM (Aum). Il disegno prodotto corrispondeva a uno Yantra, un disegno rituale della cultura vedica: un cerchio con una serie di triangoli convergenti verso il centro.

Lo Yantra ha la stessa funzione del Mantra ma sul piano visivo: induce alla concentrazione necessaria per un certo tipo di meditazione. Lo Yantra che si era formato era lo Sri Yantra: la rappresentazione visuale del suono OM che per gli induisti e i buddisti è il suono della creazione.

Nei testi della tradizione vedica, le Upanishad, si descrive così l’origine di tutte le cose: “All’inizio c’era il nulla poiché tutto era ravvolto nella morte. Questa, desiderando un corpo, si mise a cantare: dalla sillaba mistica nasce il cosmo e, dalle nozze del suono con il tempo, scaturisce la musica”.

                                                                        

                                                                              Sri Yantra

Dopo il sanscrito e l’antico alfabeto fenicio-ebraico, Jenny passò ai geroglifici egiziani: la sabbia si disponeva nella forma dei simboli grafici delle lettere stesse.

E anche nella tradizione dei collegi sacerdotali egizi di Heliopolis (di cui anche Pitagora fu un iniziato!) fu il dio Thot a creare il mondo con un grido/risata.

Il grido creatore, infatti, era insieme doloroso e liberatorio, comprendeva in sé tanto il pianto quanto il riso.

Proprio come abbiamo visto in Pitagora, anche qui la drammaticità delle opposizioni si concilia nell’Armonia di un Suono che tutto comprende in sé.

            Queste lingue erano ritenute sacre. E se lo fossero davvero? I nostri progenitori potrebbero davvero aver intuito o essere stati a conoscenza delle proprietà del Suono?

Questo interrogativo ci riporta all’inizio di questo excursus a quell’arco che scaglia frecce.

E qui scocca l’ultima – ultima? Chissà? – freccia.

Nelle tradizioni più arcaiche, l’arco come arma era anche simbolo del Suono creatore (vedi gli scritti dell’etno-musicologo Marius Schneider).

La corda vibrante rappresentava il femminile mentre lo scettro che s’impugnava quella maschile. La tensione che scaturiva da questo dualismo faceva scoccare la freccia: la freccia è il figlio, il nuovo valore frutto del “sacrificio” vicendevole.

            Suono iniziale, sillaba mistica, urlo, risata, arco… ogni cultura umana ha connesso la creazione con la Vibrazione che, uscita dall’abisso primordiale, si è materializzata in luce, galassie, costellazioni, astri… infondendo vita a tutte le cose. Tutto possiede una struttura armonica, vibratoria, geometrica e numerica.

Forse è tempo di riprenderci questa visione della Natura, del Cosmo e dell’Uomo, ritornando ad ascoltare e a “vibrare per simpatia”.

 Articolo sulle connessioni fra armonia nella musica e la struttura degli archi

La magia degli Archi di Daniela Lojarro su CaffèBook (caffebook .it)

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