Sono felice che i miei figli frequentino scuole di confine, in cui le diverse provenienze geografiche e culturali si intrecciano tra loro, donando ricchezza a chi ne sa cogliere l’opportunità.

 

Mi piace, davanti a scuola, sentirmi parte del capannello di mamme di origine marocchina, tunisina, cubana, brasiliana, del Burkina Faso, albanese, filippina, cinese, rumena e italiana, come me, che parlano tra loro, scambiandosi sorrisi e piccole cortesie, ma che comunicano anche tramite il gruppo di whatsapp della classe e imparano a conoscersi meglio attraverso Facebook: è in questo modo che si gettano i semi per la costruzione di una società nuova, in cui tutti siamo parte di un unico Mondo da abitare con senso di reciproca responsabilità.

Del resto, siamo solo noi adulti a non averlo ancora capito, i bambini sono già abituati a rapportarsi tra di loro normalmente: non esistono razze, religioni, culture, provenienze geografiche,  tendenze politiche,  ecc.

O meglio, esistono e bisogna imparare a farci i conti, ma prima di tutto vengono le persone con le quali mettere in vicendevole contatto la propria umanità, ciò che ci accomuna prima di quello che ci divide, perché perdere di vista lo spirito di umanità, insito in ciascuno, è molto pericoloso e la Storia ce lo ricorda, se vogliamo ascoltarla.

Sono altrettanto contenta che i miei figli bazzichino il campetto di calcio spelacchiato che divide due quartieri della mia città che cercano, a volte faticosamente, di convivere contaminandosi tra di loro.

Il linguaggio del calcio è universale ed è bello vedere bambini di provenienze diverse accomunati da una palla da rincorrere, una palla che si fa strumento di mediazione anche con i nuovi arrivati, i cosiddetti “profughi”, scappati da guerre, persecuzioni, fame, povertà, malattie e disposti a morire pur di dare una nuova possibilità a sé stessi e alle loro famiglie.

Anche in questo i bambini sono più avanti di noi, loro li chiamano per nome, non con un appellativo generico e allora sono James, Mogan, Sef e quel che importa è che “sono simpatici e giocano benissimo a calcio!”.

Per il resto, di mal intenzionati, purtroppo, ce ne sono di tutte le razze e provenienze, italiani compresi e da quelli Dio ci scampi e la Giustizia ci difenda.

Mantova, 11 novembre 2015

 

 

(immagine unibague.edu.co/avaconews/wp)