Qual è il principio che regge la vita? Sicuramente molti se lo saranno chiesto. Nel corso della storia, tante sono state le menti che hanno provato ad azzardare una risposta.

 

Pensiamo, per esempio, ai filosofi della scuola di Mileto dell’antica Grecia (tra il sesto e il quinto secolo avanti Cristo), i quali individuarono il principio di ogni cosa in un elemento naturale.

“Il principio della vita è l’acqua”, diceva Talete. “No! Il principio della vita è l’aria!” Ribatteva Anassimene.

A differenza dei due filosofi sopracitati, Anassimandro di Mileto, allievo di Talete, si discostava da quest’ultimo affermando che l’archè o principio di ogni cosa, non fosse da attribuire ad un elemento naturale come l’acqua, l’aria o il fuoco, ma ad un principio indefinito, una sorta di situazione anteriore di mescolanza (il caos) contenente in “potenza” tutti gli elementi.

 La visione dei filosofi riguardo al principio della vita.

Per trovare però una risposta più complessa e meglio articolata, bisognerà attendere il terzo secolo a.C., quando Aristotele, forse tra i primi pensatori che provarono ad esporre una possibile spiegazione scientifico-filosofica del principio della vita, presentò il suo pensiero al riguardo. Aristotele è stato tra i primi pensatori occidentali ad analizzare in modo analitico le caratteristiche fisiche della vita. Certo è che quel genere di spiegazioni non potevano prescindere dalle sue concezioni metafisiche. Ecco quindi che entra in scena l’intervento del primo “motore immobile”, il quale si presenta alla base del principio che costituisce ogni essere. Anzi, tutto è in divenire e tende verso il principio di ogni cosa, eterno ed immobile.

Ma tanti furono i pensatori che dopo Aristotele hanno voluto dare il loro contributo alla comprensione del principio della vita.

Baruch Spinoza, nel XVII secolo, aveva parlato di un Dio infinito che, attraverso i suoi attributi infiniti, si esplicava in un’infinità di modi finiti; dunque egli proponeva una visione panteistica della natura (dove Dio è in tutto e tutto è in Dio).

Tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX, gli idealisti tedeschi (Fichte, Schelling ed Hegel) teorizzarono che il principio della realtà è un Io astratto pensante, che mentre pensa si crea. Sarà con la filosofia di Hegel, però, che l’idealismo tedesco troverà il proprio rappresentante più significativo, attraverso il suo concetto di Io assoluto, che crea la realtà seguendo un procedimento dialettico di tesi, antitesi e sintesi.

Ad un certo punto della storia, però, intorno alla metà dell’Ottocento, ci sarà una vera e propria svolta del pensiero filosofico e scientifico, in quanto Charles Darwin (iniziatore del pensiero evoluzionistico) con la formulazione della sua teoria “sull’origine della specie”, romperà con gli schemi del pensiero classico, introducendo una nuova idea sul principio della vita, basata sul concetto di evoluzione.

 Sintropia ed entropia: il pensiero scientifico del Novecento.

Per poter elaborare un’ipotesi più scientifica sul principio della vita, bisognerà aspettare comunque la metà del Novecento. Infatti, grazie agli studi e alle scoperte di un matematico italiano di nome Luigi Fantappié, furono presentate teorie interessanti al riguardo. Egli espose una sua teoria chiamata “teoria unitaria del mondo fisico e biologico”, basandosi sull’interpretazione della struttura matematica delle equazioni che rappresentano le principali leggi fisiche; in questa teoria viene introdotto il nuovo concetto di Sintropia.

Considerando che il principio che sta alla base dell’universo è il secondo principio della termodinamica, chiamato entropia (che sottolinea il dispendio dell’energia prodotta dai corpi e non più riutilizzabile da questi), in favore della vita, secondo Fantappié, opererebbe invece un principio diverso. Dunque, la sintropia risulterebbe essere proprio quel principio regolatore della vita stessa, basata sul concetto dell’informazione.

La vita sulla Terra infatti sembra basarsi su un principio regolatore, che garantisce la continuazione degli organismi viventi, grazie ad una sorta di informazione insita nella vita ed in favore della vita.

A differenza di come la scienza ha sempre considerato il principio di causa-effetto dei fenomeni fisici, il principio sintropico introdotto da Luigi Fantappié presuppone che la causa dei fenomeni fisici e biologici sia nel futuro (come qualcosa che ancora non c’è, ma che deve essere raggiunto). Ecco allora che le spiegazioni dei fenomeni si invertono, proprio perché la causa di ogni cosa è nel futuro e non nel passato, come si è sempre creduto. Il principio sintropico si basa allora sul concetto dell’informazione ed è questo concetto che opera in favore della vita, affinché essa continui perennemente il suo corso.