U2, il "Carnevale di luce" contro l'età dell'ansia: nuovo album e tour 2027, ma Larry Mullen Jr. è un'incognita

Esce il 13 novembre "Carnaval de luz", terzo atto di un trittico iniziato con due Ep. La band annuncia un tour mondiale che debutta in Messico e tocca Milano a luglio. Il batterista, reduce da un intervento alla schiena, dice a Rolling Stone: "Basta un'ora, non servono due ore e mezza".

Gli U2 tornano con un nuovo album, Carnaval de luz, in uscita il 13 novembre, e annunciano un tour mondiale per il 2027 che si aprirà il 23 febbraio a Città del Messico per poi approdare in Europa: confermate due date a Milano, allo stadio San Siro, il 4 e il 5 luglio (con voci di possibili ulteriori appuntamenti). Il vero punto interrogativo, però, resta la presenza di Larry Mullen jr: il batterista e fondatore della band è ancora in riabilitazione dopo l'intervento alla schiena che lo ha tenuto lontano dai palchi durante la residenza a Las Vegas nel 2023 e la sua partecipazione al tour non è ancora certa.

Il disco si presenta come una risposta artistica all'"età dell'ansia" e ai regimi autoritari: Bono e The Edge scelgono la metafora del carnevale come ribellione gioiosa, "carburante divertente contro la cupa serietà del potere". "I regimi autoritari non amano la libertà del Carnevale, la sua gioia ribelle, il non cedere allo sconforto", spiega The Edge, mentre Bono immagina l'album come un fine settimana lungo: dalla festa con gli amici alla discussione sul mondo, fino alla consapevolezza domenicale di essere insieme e voler "affrontare la situazione".

Carnaval de luz chiude un "trittico" avviato nel corso dell'ultimo anno con due Ep: Days of Ash, dedicato alle canzoni di protesta, ed Easter Lily, incentrato sulla trascendenza e sul desiderio di incontrare il "capo" — quel divino che attraversa anche l'opera di Bruce Springsteen e Patti Smith. Il nuovo lavoro, definito da Bono "davvero luminoso, un tripudio di colori", completa l'arco narrativo dall'oscurità alla luce.

Sul fronte della formazione, i quattro membri — Bono, The Edge, Adam Clayton e Larry Mullen jr — si sono ritrovati insieme per l'intervista. Mullen jr, tornato alla batteria dopo l'operazione, ha ridimensionato le aspettative sulla sua tenuta fisica: "Anche se non riuscissi a suonare per due ore e mezza, sarebbe abbastanza farlo per un'ora", ha detto a Rolling Stone. Un cambio di prospettiva epico per una band abituata a maratone rock senza fine.

Il suono del disco segna un ritorno all'essenziale. Adam Clayton racconta che la band ha riscoperto gli ascolti degli esordi — Patti Smith, i Television — applicando il principio per cui "meno strumenti c'erano, più sembrava che tutto suonasse più forte". The Edge cita Silencio come brano dallo "spirito punk" e ricorda le radici di quella scelta estetica nell'Irlanda conservatrice degli anni '50-'60: la scuola multi-denominazionale Mount Temple Comprehensive, frequentata da tutti e quattro, era un'eccezione liberale. "Se il punk pensava di demolire tutto, noi eravamo più interessati alla ricostruzione", dice il chitarrista, un concetto che oggi ritorna: "molte delle cose in cui credevamo si sono sfasciate ma proviamo a guardare alla rinascita".

Il disco è anche un campo di battaglia politico e spirituale. Bono non usa mezze misure sull'autoritarismo: cita Hitler, notando come il nazismo si sia sbarazzato di surrealisti e dadaisti perché "ai fascisti non piace che si rida di loro. Quello della violenza è il loro linguaggio". Gioca poi sull'ombra di un "Donald" che precisa essere "Paperino", archetipo disneyano per descrivere certi poteri odierni. Nelle note di copertina spicca un'epigrafe di C.S. Lewis: "Deridete il diavolo, e lui fuggirà da voi", invito a ridere del male attraverso la ritualità del ballo.

Tra gli aneddoti più personali, Bono racconta il legame con Papa Francesco: gli ha fatto assaggiare la Guinness e il Pontefice gli ha regalato un piccolo ulivo, chiedendo di piantarlo. L'albero è stato messo a dimora all'ingresso dell'Alhambra di Granada, davanti alla foto di Federico García Lorca — le cui spoglie restano sconosciute — su idea della figlia Jordan Joy, che studia poesia. Un gesto che intreccia memoria storica, spiritualità e resistenza culturale.

La chiusura dell'album è affidata a Torn, duetto con Dolly Parton. Bono svela il retroscena: volevano un brano folk irlandese, ma lei ha proposto questa versione. La fonte riferisce che Parton ha registrato la parte vocale pur essendo malata e costretta ad alzarsi dal letto, mantenendo un controllo vocale totale; la stessa fonte afferma che l'artista "ci ha lasciati", circostanza che però contraddice i dati pubblici disponibili e richiede verifica rigorosa prima di essere confermata.

L'intervista si è svolta a un tavolo in quello che un tempo era il McGonagle's, leggendario locale rock della Dublino di fine anni '70 dove gli U2 mossero i primi passi. Un ritorno alle origini fisiche e simboliche: nello stesso spazio dove la band si formò tra l'energia cruda del post-punk irlandese e il desiderio di riscatto, i quattro amici progettano oggi il futuro con la stessa luce del carnevale, convinti che la musica, a volte, possa ancora salvare il mondo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Logo di CafféBook.it
CaffèBook
Panoramica privacy

Il seguente pannello ti permette di personalizzare le impostazioni relative al consenso all’utilizzo di cookie o di qualsiasi altra tecnologia di identificazione impiegata direttamente da noi o da terzi. Per saperne di più, controlla la descrizione di ogni categoria e la cookie policy. Potrai rivedere e modificare le impostazioni in qualsiasi momento.