Morto Sebastián Lelio: l'uomo che ha fatto dell'identità una frontiera

Il regista cileno Sebastián Lelio, vincitore dell'Oscar con 'Una donna fantastica', è scomparso a 52 anni. La sua poetica della frontiera e dell'identità ha cambiato il cinema latinoamericano.
Si è spento a 52 anni, per motivi di salute, il regista cileno Sebastián Lelio. La notizia, annunciata con un comunicato in cui si legge: 'Con grande tristezza annunciamo la morte, per motivi di salute, del regista Sebastián Lelio. Stiamo attraversando un momento di grande dolore e la sua memoria rimarrà per sempre tra noi', ha scosso una comunità di appassionati. La sua partner, dal canto suo, ha condiviso il dolore con un post su Instagram.
La sua carriera ha raggiunto l'apice nel 2018, quando 'Una donna fantastica' ha conquistato l'Oscar come Miglior Film Straniero. Il film, presentato in concorso alla Berlinale, aveva visto la regista affidare il ruolo di Marina a Daniela Vega, attrice trans, trasformando la pellicola in un atto politico. Con questo trionfo, il Cile ha registrato il primo Oscar della sua storia.
Prima del trionfo oscar, c'era 'Gloria', il quarto lungometraggio del regista, uscito nel 2013. Il film ha vinto il premio 'Film in Progress' al Festival di San Sebastián nel 2012 e l'Orso d'Argento per la Miglior Attrice a Paulina García a Berlino nel 2013. 'Gloria' ha incassato oltre 5 milioni di dollari globalmente, un record per un film d'autore cileno.
Nato a Mendoza, in Argentina, nel 1974, Lelio era cresciuto a Viña del Mar, in Cile, con la madre cilena. In un'intervista del 2018 con 'Clarín', aveva dichiarato: 'Sono nato in Argentina ma tecnicamente non sono argentino, sono cileno'.
Nel 2024, insieme ad altri registi, ha guidato una petizione contro il piano del presidente argentino Javier Milei di ridurre i fondi per l'INCAA. La mossa aveva mostrato come l'artista, allora cinquantenne, fosse pronto a battersi per il cinema pubblico.
La sua morte lascia un vuoto incolmabile nel panorama del cinema. La sua eredità, però, resta nel modo in cui ha saputo trasformare la sua 'nomadità' in una poetica del confine, nei protagonisti che erano spesso corpi 'fuori posto'. Nel cinema come strumento di verità, come in 'Una donna fantastica', dove l'autorialità è spostata dal regista al soggetto: un approccio che ha cambiato il modo di fare cinema in America Latina e che continuerà a influenzare i registi emergenti.