Muti riapre il Festival della Musica Sacra dopo 22 anni, tra basiliche e appelli di pace

La 25ª edizione celebra i 400 anni della Basilica di San Pietro e gli 800 anni di San Francesco, con il motto “Ars artem salvat” e un richiamo al futuro pontefice.

Roma – Il 21 novembre, la Basilica di San Paolo fuori le Mura si anima di musica e voce quando Riccardo Muti e la Wiener Philharmoniker inaugurano la 25ª edizione del Festival Internazionale di Musica Sacra e Arte, dopo ventidue anni dalla sua ultima apparizione nel 2004. Nella stessa mattinata, alle 12:00, si tiene la messa di apertura nella Basilica di San Pietro, alla presenza di autorità e fedeli per segnare l'inizio ufficiale della manifestazione.

L’evento coincide con due ricorrenze storiche: il quattrocentesimo anniversario della dedicazione della Basilica di San Pietro (1626) e l’ottocentesimo anniversario della morte di san Francesco d’Assisi (1226), che offrono un quadro temporale profondo al programma artistico. La Fondazione Pro Musica e Arte Sacra utilizza questi traguardi per rilanciare il motto “Ars artem salvat”, sottolineando il potere civile e spirituale della musica sacra.

Il 22 novembre, alle 21:00, l’Escolanía del Escorial, diretta da José María Abad Bolufer, si esibisce nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, proponendo un repertorio che spazia da Palestrina a Poulenc, in un omaggio a Papa Leone XIV, pur nella nota ambiguità del nome, dato che il pontefice regnante è Francesco.

Il 23 novembre, sempre alle 21:00, l’Oxford Philharmonic Orchestra e il suo coro, diretti da Marios Papadopoulos, riempiono la Basilica di Santa Maria Maggiore con i Vesperi di Monteverdi, un’esperienza di elezione barocca che attira critici e appassionati da tutto il mondo.

Il 24 novembre, alle 21:00, il quartetto Stiftsmusik St. Peter, guidato da Peter Peinstingl, chiude il festival nella Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola in Campo Marzio, con la soprano Ekaterina Krasko impegnata in arie mozartiane, unendo la tradizione austriaca a quella lirica italiana.

Tra i protagonisti, spicca il ritorno di Riccardo Muti, che dopo 22 anni richiama la Wiener Philharmoniker, orchestra autogovernata fondata nel 1842, simbolo della grande tradizione sinfonica austriaca. Il presidente della Fondazione, Hans‑Albert Courtial, ha ideato il motto del festival, mentre i solisti Rosa Feola (soprano), Nina van Essen (mezzosoprano), Giovanni Sala (tenore) e Alexander Grassauer (basso) arricchiscono il palcoscenico vocale, sostenuti dal coro della Cattedrale di Siena “Guido Chigi Saracini” diretto da Lorenzo Donati.

Oltre ai concerti, la Fondazione promuove progetti di restauro del patrimonio artistico sacro: nel 2026 interverranno gli affreschi dell’Eremo delle Carceri sul Monte Subasio, il soffitto a cassetta dipinto della Chiesa di San Lubenzio a Limburg (Germania) e l’Aula Paolo VI della Pontificia Università Salesiana a Roma. Anche la Cappella Santa Monica, nella Curia Generalizia dell’Ordine Agostiniano, è oggetto di lavori di conservazione, a testimonianza della missione più ampia dell’organizzazione.

Il festival proseguirà fino al 24 novembre presso le sedi di San Paolo fuori le Mura, San Pietro, Santa Maria Maggiore, Sant’Ignazio di Loyola e l’Aula Paolo VI. Biglietti e informazioni sono disponibili sulla Fondazione Pro Musica e Arte Sacra. Chiunque desideri vivere un’esperienza che intreccia storia, fede e arte non può perdere questo appuntamento, vero annuncio di forza e riflessione sulla musica sacra.

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