33 artisti emergenti per una sinfonia di percezioni: la mostra “Corrispondenze” chiude il Prisma Art Prize

L’esposizione, curata da Domenico de Chirico, mette in relazione le opere di 33 finalisti del Prisma Art Prize attraverso il concetto baudelairiano di corrispondenze sensoriali, in un allestimento che esalta la percezione del visitatore.

di Agnese Ferrara – Roma.

Il 6 novembre prende il via a Palazzo Merulana, nel cuore dell’Esquilino a due passi da Termini, “Corrispondenze”, la mostra evento che chiude la quinta edizione del Prisma Art Prize. La curatela è firmata da Domenico de Chirico, con la direzione artistica di Marco Crispano, i quali hanno scelto di non imporre un tema unico ma di far dialogare le opere attraverso il linguaggio della percezione.

Il Prisma Art Prize è un riconoscimento internazionale nato per promuovere una nuova generazione di pittori e artisti visivi, giunto quest’anno alla quinta edizione. La selezione dei finalisti avviene tra geografie, formazioni e sensibilità diversissime, per poi confluire nella mostra di Palazzo Merulana. L’obiettivo del premio è offrire una piattaforma di visibilità a artisti ancora in fieri, stimolando un dialogo oltre i confini del mercato e della critica.

Charles Baudelaire (1821‑1867), padre putativo della modernità e del simbolismo, teorizzò nelle “Correspondances” (1857) una sinestesia in cui profumi, colori e suoni si rispondono in un tempio di simboli viventi. La sua poesia, cardine de I fiori del male, ha influenzato movimenti artistici successivi, dal Simbolismo all’astrattismo, ponendo le basi per un’arte che privilegia l’esperienza sensoriale rispetto alla rappresentazione letterale.

Il titolo “Corrispondenze” non è un vezzo letterario: rimanda direttamente al poema di Baudelaire e alla sua idea che la realtà si “corrisponda” piuttosto che si osservi. La mostra adotta questo concetto come metodo espositivo, invitando i visitatori a costruire collegamenti personali tra le opere attraverso le emozioni che suscitano.

«La percezione è al centro della mostra», spiega all’ANSA il curatore Domenico De Chirico. «Non è mai fatta di singoli elementi separati, seppure le opere esposte lo siano, ma di ciò che percepisce chi le osserva, individuando continuità e corrispondenze, riconoscendo anche un certo ‘tumulto’, un fermento interno fatto di sensazioni insite nelle opere, legato soprattutto al fatto che si tratta di giovani artisti.»

La mostra presenta trentatré artisti, italiani e internazionali, tutti finalisti del premio, provenienti da percorsi, geografie e sensibilità diversissime. Le loro opere, selezionate tra i finalisti, sono disposte in relazione cromatica e percettiva, senza un tema unico che le unisca. Questa configurazione collettiva mira a stimolare un dialogo intimo e personale tra il pubblico e le opere.

— Domenico De Chirico:
La percezione è al centro della mostra - spiega all'ANSA il curatore Domenico De Chirico -. E non è mai fatta di singoli elementi separati, seppure le opere esposte lo siano, ma di cosa percepisce chi le osserva individuando continuità e corrispondenze, appunto, riconoscendo anche un certo 'tumulto', un fermento interno fatto di sensazioni insite nelle opere, correlato soprattutto con il fatto che si tratta di giovani artisti. Nell'allestimento ho voluto lasciare libera la possibilità di individuare le corrispondenze, lavorando soprattutto su accostamenti cromatici. Come nella poesia boudeleriana, le corrispondenze sono delle similitudini che non si manifestano in modo didascalico e di primo acchito ma sono frutto di una commistione di sensazioni che possono sovrastare le informazioni di partenza, informazioni che invece possono essere intrise di pregiudizio.

— Domenico De Chirico:
La mostra non ha perciò una tematica unica, ma invita a leggere i quadri come un organismo attraversato da molteplici voci, echi e possibilità di relazioni, - precisa De Chirico. - Il filo conduttore di tutto è la pittura e ci interessava soprattutto stimolare la possibilità di osservare opere diverse tra di loro che però trovano un dialogo attraverso l'esperienza personale, intima e basata sulle proprie sensazioni che i quadri scatenano, ancora prima di un approfondimento sui singoli lavori.

Palazzo Merulana, storico edificio ottocentesco situato nel quartiere multietnico dell’Esquilino vicino a Termini, è stato trasformato dalla Fondazione Elena e Claudio Cerasi in un dinamico hub contemporaneo. La gestione operativa è affidata a CoopCulture, cooperativa leader nella mediazione culturale di beni pubblici e privati in Italia. Questo modello di collaborazione permette di unire la visione artistica della fondazione con competenze professionali nel campo della mediazione culturale e dell’accoglienza dei visitatori.

Per orari, biglietti e ulteriori informazioni è possibile visitare il sito palazzomerulana.it. La mostra rimarrà aperta dal 6 al 22 novembre, offrendo al pubblico l’opportunità di immergersi in un dialogo sinestetico tra arte, percezione e memoria. L’ingresso consente di sperimentare un percorso espositivo che sfida le tradizionali narrazioni e favorisce un confronto diretto con le opere e i loro autori.

Le mostre collettive di artisti emergenti, come quella di “Corrispondenze”, favoriscono un dialogo aperto e multidisciplinare, mettendo in discussione le gerarchie tradizionali del sistema dell’arte. Presentando voci diverse in uno stesso spazio, l’esposizione stimola il pubblico a costruire connessioni personali e a ripensare il ruolo dell’arte contemporanea come luogo di scambio e riflessione.

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