Global Antiquity: la Fondazione Prada inaugura il passato come crogiolo globale

La Fondazione Prada di Milano apre domani 'Global Antiquity', una mostra sui 1.600 anni di scambi culturali tra Mediterraneo, Medio Oriente e Asia. Salvatore Settis, Anna Anguissola e Chiara Ballestrazzi curano il viaggio, con la scenografia di Rem Koolhaas.
Domani la Fondazione Prada di Milano apre le porte a 'Global Antiquity: Cultural Interactions in Afroeurasian Space 600 BCE-1000 CE'. La mostra attraversa oltre 1.600 anni di storia, dal 600 a.C. al 1000 d.C., per rintracciare i rapporti tra Mediterraneo, Medio Oriente e Asia. Un passato che la Fondazione presenta non come un reperto isolato, ma come un crogiolo globale.
Il progetto è diretto da un trio di curatori: Salvatore Settis, Anna Anguissola e Chiara Ballestrazzi. Settis, archeologo e storico dell'arte, affianca le esperte di antichità, mentre la scenografia è affidata a Rem Koolhaas e al suo studio OMA. L'architetto olandese ha ridisegnato lo spazio di Largo Isarco, trasformando l'ex distillatore in un tempio d'arte contemporanea.
La mostra si inserisce in un filo di ricerca iniziato nel 2015, quando la Fondazione lanciò il progetto sulla classicità. Già nel 2015 con 'Serial Classic' e 'Portable Classic', e nel 2022 con 'Recycling Beauty', l'istituzione aveva proposto una rilettura dell'antico attraverso l'arte contemporanea. 'Global Antiquity' chiude il cerchio di un discorso che ormai dura da anni.
Salvatore Settis ha definito l'antichità globale come «una chiave di accesso alla molteplicità delle culture del mondo contemporaneo». Con queste parole, il grande archeologo mette in guardia dal considerare il passato come un museo di reperti isolati. La mostra, secondo lui, restituisce alle civiltà antiche la dimensione di un mondo già interconnesso.
Il periodo preso in esame, dal 600 a.C. al 1000 d.C., coincide con l'epoca delle grandi reti di scambio, prima tra tutte la Via della Seta. Le espansioni imperiali e i regni del Mediterraneo, del Medio Oriente e dell'Asia favorirono scambi di merci, idee e credenze. Un crogiolo di influenze in cui lo stile greco poteva arrivare in India e un motivo persiano in Egitto.
La ricerca alla base della mostra si estenderà fino al 1° marzo 2027, a testimonianza dell'impegno a lungo termine della Fondazione. L'obiettivo, secondo i curatori, è mostrare come le radici del mondo globale affondino in antiche interazioni culturali. Il progetto, insomma, intende trasformare il patrimonio culturale in un dialogo continuo.