Primetime: Robert Pattinson è il reporter d’assalto in un thriller ipnotico sul lato oscuro della tv

PRIMETIME. NELLE SALE E allora eccoci qui con l’atteso Primetime, opera di debutto del trentenne americano di Fort Lauderdale Lance Oppenheim, in gara a #Venezia83. Prodotto da A24, il film ricorda L’asso nella manica di Billy Wilder (1951) e racconta la vera storia del giornalista Chris Hansen, interpretato da un gigionissimo Robert Pattinson, e del suo controverso programma televisivo To Catch a Predator (ossia: Caccia al predatore). Uno spigoloso ritratto dei guasti che può provocare l’informazione invadente, morbosa, insidiosa, quando la voglia di giustizia si confonde con la manipolazione del consenso e la brama di successo.

Stati Uniti, 2006. La tv commerciale vive una sofferta fase di transizione, cannibalizzata dalla caccia all'audience e dallo scalpitare dei reality show, mostro catodico in incubazione. In questo scenario si muove Chris Hansen (Robert Pattinson), ambizioso anchorman pronto a tutto pur di catturare l'attenzione del pubblico. Insieme alla produttrice Andie Bender (Merritt Wever), Hansen decide di alzare la posta in gioco e fornire nuove chiavi d’accesso al giornalismo investigativo, naturalmente pro domo sua. Nasce così To Catch a Predator. E la pedofilia online diventa un fenomeno pop da prima serata. Gli avvoltoi che finiscono nella vischiosa trappola di Hansen si avvicinano alla preda con un meccanismo tanto elementare quanto spietato, rivelato dalla celebre inchiesta condotta da Dateline NBC. Sfruttando la collaborazione di un'associazione di volontari, Perverted Justice, con l’aiuto del complice Dan Plum (Skyler Gisondo) — un attore spiantato in cerca di celebrità che si finge minorenne nelle chat room— il team di produzione organizza tagliole virtuali, incastrando una truppaglia di pervertiti. Gli appuntamenti vengono fissati in ville bunker di periferia sparse tra il Texas e la Florida, inzeppate di telecamere nascoste. Ciò che era cominciato come un esercizio morale di pubblica utilità si trasforma rapidamente in un circo mediatico voyeuristico e sensazionalista. A mano a mano che gli ascolti salgono, i confini della legalità e dell'etica iniziano a sfumare. La pressione sulla troupe diventa insostenibile, mentre le ripercussioni reali sulle vite delle persone smascherate svelano il lato più torbido e manipolatorio dello show-biz.

Oppenheim compie un'operazione stilistica radicale, accostando la linearità del classico racconto morale a una narrazione scoscesa, febbrile, nutrita dalle suggestioni della vecchia tv analogica, tra il sibilo dei modem e il ronzio delle videocassette, specchio deformato / deformante delle più nascoste ossessioni, la porta sull’inferno. L’obiettivo di Oppenheim è chiaro, rendere la nevrosi di un intero Paese, mostrarne il lato oscuro: e cioè l’informazione stravolta e con le peggiori intenzioni. Il risultato è spiazzante, un racconto allucinato, ipnotico dietro le quinte della tv spazzatura dell’era Y2K, gli anni Duemila nati con il Millennium Bug, muovendosi in aperto (e fortemente desiderato) dialogo con l’estetica e la poetica di David Lynch. Oppenheim squarcia il velo sulla moralità fasulla dei media usando la forza di un thriller psicologico. L’atmosfera è sospesa in un limbo turbato alla Twin Peaks, dove grottesco e inquietudine vanno di pari passo. Eccellente è la resa di Robert Pattinson, demoniaco producer-reporter che strada facendo scopre le sue fragilità. Ma se il Batman in carica regala la sua interpretazione più complessa e sfaccettata, il film si rivela un'opera ambiziosa che, pur con qualche imperfezione, cerca con coraggio una difficile resa spirituale e metacinematografica. Oppenheim giganteggia, ha momenti di ottimo cinema, e anche quando si arena sulla sponda dell’esercizio di stile, lo fa con una coerenza visiva e tematica che rende Primetime un'esperienza insolita e memorabile, un film che si guarda con stupore e che resta nella testa a lungo.

PRIMETIME di Lance Oppenheim (Usa, 2026, durata 107’, I Wonder Pictures) con Robert Pattinson, Merritt Wever, Skyler Gisondo, Matthew Maher Giudizio: 4 su 5 Nelle sale

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