Jenna Ortega: "Il mio robot è un modello vecchio e goffo, ma ottimista come Buster Keaton" - e fa impallidire i fan al Rome Film Fest
Già dalle prime luci dell'alba, i fan avevano trasformato i bordi del red carpet in un villaggio di tende e selfie, in attesa di Jenna Ortega. La ventunesima edizione della Festa del Cinema di Roma non aveva mai visto una calca del genere: una corsa all'autografo e al selfie che ha fatto gorgogliare il tappeto rosso. Tutto per la star di 24 anni (ma carriera da bambina), diventata celebre come Mercoledì Addams in Tim Burton.
Ora è in città per presentare "Klara and the Sun", il film di Taika Waititi (premio Oscar per Jojo Rabbit) tratto dal romanzo premio Nobel Kazuo Ishiguro "Klara e il Sole". In un mondo distopico post-terza guerra mondiale, dove internet è bandito ma la tecnologia è avanzata, Ortega interpreta Klara, un'Amica Artificiale in carne e ossa, acquistata per fare compagnia all'adolescente Josie (Mia Tharia), che ha un rapporto conflittuale con la madre (Amy Adams).
«Non un robot di ultima generazione, sono un modello un po' vecchio e goffo, ma ottimista e positiva, capace di mostrare a una famiglia umana come provare le emozioni e soprattutto come esprimerle», spiega l'attrice con un sorriso. Per interpretarla, ha replicato quello sguardo che spesso hanno i bambini quando processano le informazioni: apparentemente distratto, ma in realtà pieno di impegno nel capire il mondo. E per i movimenti: «Klara spesso inciampa, cammina a passettini, mi sono ispirata a Buster Keaton».
Ma il cuore della storia è l'intelligenza emotiva di Klara e lo stupore per la vita. «Klara riesce a riconoscere l'amore nelle persone che la circondano e in un certo senso le guida a riconnettersi tra loro in questo mondo distopico dove prima si ignoravano forse perché troppo prese da se stesse. Penso che sia dolce che si concentri sulla connessione umana, non sulla connessione artificiale».
Per l'attrice, l'amicizia e la famiglia sono il rifugio, il contatto con la realtà, il sostegno nei momenti difficili. «Sono felice di essere riuscita, nonostante la mia vita indaffarata, a mantenere l'amicizia con persone che conosco praticamente da sempre. Con loro rido tantissimo, mi confido. Valori come la lealtà per me sono fondamentali».
Parlando delle aspettazioni e delle pressioni di essere attrice e personaggio pubblico, Ortega è realista: «A volte è stato travolgente e terrificante, ti senti disconnesso dal mondo che ti circonda; sono consapevole di essere un personaggio pubblico, so bene che le persone sono libere di farsi le loro idee ed esprimersi online e so che non posso cercare di accontentare tutti... ma io non posso portare il peso del mondo sulle mie spalle, posso solo cercare di essere la versione migliore di me stessa e imparare il più possibile a essere gentile con chi mi circonda».
E se Mercoledì Addams avesse un'Amica Artificiale come Klara? «Beh di sicuro non parlerebbe mai e finirebbe depressa», ha detto, mimando poi con le mani il gesto di un'esplosione: «Forse finirebbe così». Lei, invece, dopo aver conquistato il mondo senza quasi mai sorridere, adesso prova a commuoverlo interpretando una creatura che non dovrebbe nemmeno avere un cuore: un androide programmata per fare compagnia agli esseri umani. E finisce per raccontare qualcosa che gli esseri umani sembrano aver dimenticato: la capacità di amare senza chiedere nulla in cambio.
Per immaginarla, Taika Waititi ha confessato di essersi ispirato a Giulietta Masina ne "Le notti di Cabiria" di Federico Fellini: «Ho recuperato quel suo sguardo pulito sul mondo, quel modo di muoversi, la gentilezza con cui riempiva ogni cosa. È un film che amo moltissimo». Allo stesso tempo si è detto preoccupato dalle derive del velocissimo avanzamento tecnologico di questi ultimi anni. «Non demonizzo le nuove tecnologie con cui gli uomini riescono a realizzare cose favolose ma devo ammettere che temo il rischio che social e intelligenza artificiale possano isolare sempre di più le persone». E contro la cultura della perfezione: «Questo film invece dimostra che va bene essere rotti, spezzati: è la fragilità che fa avvicinare le persone».