Cinema italiano? Due film alla Festa di Roma tra originalità e copie: il bilancio che nessuno vuole fare
**Cinema italiano? Due film alla Festa di Roma tra originalità e copie: il bilancio che nessuno vuole fare**
*Alla Festa di Roma, "Il Ministero dell'Amore" e "Caro mondo crudele" mostrano le contraddizioni del cinema italiano: da un lato la mancanza di idee, dall'altro il talento che emerge dai margini.*
La Festa di Roma sta mostrando le crepe del cinema italiano, e non è un segreto. In attesa del bilancio delle partecipazioni al concorso, la sezione "Grand Public" ha presentato "Il Ministero dell'Amore" di Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo, mentre la "Freestyle" ospita "Caro mondo crudele" di Niccolò Falsetti. Due film che, tra rifiuto e originalità, raccontano il presente del nostro cinema.
Partiamo da "Il Ministero dell'Amore". L'idea di partire dal concetto di un "governo interno" nella testa del protagonista, Aldo (Pif), non è male: un cronista parlamentare che cerca risposte sentimentali attraverso i ministeri della sua mente. Ma il film, pur con un cast d'eccezione (Corrado Guzzanti come premier, Angela Finocchiaro come leader dell'opposizione, Piero Sermonti come ministro dell'Amore), finisce per essere un esercizio di stile. Il divertimento è garantito dalle interpretazioni dei "ministri", ma la trama ricicla idee già viste in "Inside Out" e "FolleMente". È un peccato, perché i creatori di Boris avevano il talento per fare qualcosa di più originale. Invece, il film si contenta di allusioni alla politica reale e di battute che non raggiungono la verità sulle difficoltà dell'amore che promettevano.
Più interessante, invece, "Caro mondo crudele" di Niccolò Falsetti. In sezione "Freestyle", il regista toscano presenta un coming of age che ha il merito di non banalizzare il mondo adolescenti. La dodicenne Giovanna (Aurora Malianni) affronta la pubertà attraverso il confronto con il fantasma del padre (disegnato da Zero Calcare) e la scoperta che i compagni di scuola hanno una loro umanità nascosta. Falsetti dirige i piccoli attori con maestria (basta citare Tara Trocchia come Ludovica, la sboccata) e capovolge le gerarchie: sono gli insegnanti a fare una peggior figura rispetto ai giovani considerati bulli. La trama è esile, è vero, ma il ritratto di un mondo marginale e giovanile (Albinia, frazione di Orbetello, nel 1999) ha momenti di toccante simpatia. È un film che, pur non essendo perfetto, dimostra che il cinema italiano può ancora trovare vie originali.
Il bilancio, dunque, è duplice: da un lato la mancanza di coraggio creativo, dall'altro la nascita di nuovi talenti. Il cinema italiano ha bisogno di più Falsetti e meno Ciarrapico/Vendruscolo. La Festa di Roma potrebbe essere l'occasione per un risveglio, ma finora mostra solo le sue falle.