Peter Gomez: "Sono un peccatore, non un cattivo" - La confessione nuda di un uomo che non smette di dubitare di sé

ROMA – C’è una frase, nell’intervista che Peter Gomez ha regalato a Nunzia De Girolamo a "Ciao Maschio", che vale più di mille editoriali. Alla domanda finale – cosa direbbe Dio di te, se esistesse? – il direttore del Fatto Quotidiano non si nasconde dietro l’ironia che pure lo contraddistingue, non cerca l’assoluzione facile. Risponde secco, da uomo che i conti con la coscienza li fa ogni sera: "Sei un peccatore, ma non sei una persona cattiva".

È la sintesi perfetta di un’ora di televisione che ha rotto lo schema del talk show per diventare qualcosa di più raro: un atto di verità. Gomez, 53 anni, il giornalista che ha fatto dell’intransigenza una bandiera, dello scoop una missione, si presenta sul divano di Rai1 senza l’armatura del direttore. Si mostra fragile, insicuro, addirittura afflitto da quella "sindrome dell’impostore" che di solito attribuiamo alle matricole, non ai padroni del vapore.

"Mi sento sempre inadeguato", confessa. "Penso di non essere all’altezza magari della nostra relazione di coppia, o anche nella vita". Parole che suonano come una provocazione in un Paese dove il potere – anche solo quello di una testata nazionale – impone la posa del vincente, del sicuro, di chi non ha dubbi. Gomez i dubbi li rivendica. Li espone come medaglie. E in questo sta la sua lezione più politica, molto più di qualsiasi titolo di prima pagina.

C’è la storia d’amore, certo. Tre anni con una donna "più giovane di molti anni", ex politica, donna di sociale e volontariato, che "lo fa ridere" e condivide i suoi valori. C’è il primo bacio chiesto con la goffa, disarmante eleganza di un ragazzino: "Adesso cosa facciamo? Ci baciamo?". C’è il rapporto con Marco Travaglio, "alti e bassi", litigi veri, ma una stima che "non è mai venuta meno". C’è la figlia, amata con la consapevolezza amara di essere "più bravo come giornalista, purtroppo", e l’ex moglie stimata "in maniera assoluta".

Ma il cuore pulsante dell’intervista non è nel gossip, né nel dietro le quinte del potere. È in quella domanda finale che Gomez rivolgerebbe alla figlia se dovesse intervistarla: "Sei felice?". Nient’altro. Non "cosa farai da grande", non "sei brava a scuola". Solo la felicità. Il vero scandalo, oggi, è chiedere la felicità invece del successo.

Gomez ci ha abituati a smascherare i potenti, a scavare nelle carte, a non fare sconti. Sabato pomeriggio ha smascherato se stesso. Ha mostrato che dietro l’editoriale tagliente c’è un uomo che trema, che ama, che sbaglia, che chiede pace dopo la guerra, che si sente un impostore mentre dirige un giornale che non fa sconti a nessuno.

"Peccatore, non cattivo". È la definizione più laica e più alta di laicità che si possa dare. Significa: ho sbagliato, sbaglierò, ho le mie colpe, ma la mia bussola morale non è rotta. In un’epoca di santi da salotto e di corrotti in giacca e cravatta, questa onestà nuda è l’unica vera notizia. Grazie, direttore. Ci voleva.

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