Mike Flanagan riporta "Carrie" nell'era dei social, 50 anni dopo il cult di De Palma
Sono trascorsi cinquant'anni da quando Brian De Palma portò sul grande schermo la diafana Carrie White interpretata da Sissy Spacek (1976), dando vita a un culto del cinema horror rimasto insuperato. Oggi, Stephen King torna a occuparsi del suo romanzo d'esordio in un'epoca completamente diversa, affidando a Mike Flanagan – showrunner e regista di due episodi della serie – il difficile compito di riscrivere il mito per l'era dei social.
La serie in otto episodi, prodotta da King stesso e distribuita da Amazon Prime Video, arriverà il prossimo 7 ottobre. La narrazione si divide tra due periodi: il 1976 dell'originale e il presente, offrendo così una doppia prospettiva sul personaggio e sul fenomeno della violenza adolescenziale. Flanagan, già autore del successo «Doctor Sleep» e noto per i suoi lavori nel filone horror contemporaneo, cura i primi e gli ultimi episodi, mentre i restanti sei sono affidati a una squadra di registi specializzati nel thriller.
L'adattamento non è solo un omaggio al passato, ma anche un'analisi del modo in cui la cultura del bullismo e dell'esclusione si è evoluta, dall'ipocrisia religiosa di una piccola città americana degli anni Settanta alle dinamiche agressive amplificate dai network sociali odierni. Nel nuovo corso, Carrie White non è più solo la giovane introversa e segnata dal destino: diventa una protagonista la cui storia si intreccia con le illusioni e le frustrazioni di una generazione abituata a condividere ogni momento online.
La serie conferma l'interesse di King per i meccanismi psicologici che alimentano l'orrore, integrandoli con un linguaggio visivo moderno e attento alle inquietudini collettive del 2023. Con un cast ancora da annunciare ufficialmente, ma con l'aspettativa di un ritorno alle origini capace di affascinare sia i fan storici che i nuovi lettori, «Carrie» promette di essere un ponte tra il culto intramontabile degli anni Settanta e le paure del presente, portandolo sullo schermo con la precisione di uno scrittore che non smette di interrogarsi sul potere della narrativa.