Benigni e la 'follia divina' di Francesco: quando il monologo diventa un evento tv

«Francesco è qui con noi», dice e si volta a cercarlo. Con un gesto teatrale e un sorriso tra il sacro e il profano, Roberto Benigni ripropone la sua lettura di Francesco, questa volta senza la novità assoluta (il già visto su Paramount quattro anni fa), ma con la consueta capacità di trasformare il testo sacro in uno spettacolo popolare. Il suo obiettivo è sottrarre il Santo Protettore all'iconografia devozionale per restituirlo alla sua umanità: un uomo inquiete, contraddittorio, capace di passare dalla ricchezza alla povertà, dalla sofferenza alla gioia. Per Benigni, Francesco è «il più grande plasmatore di anime della storia dell’umanità», una «follia divina» che vuole reinventare ogni volta.

L’introduzione è un vero e proprio monologo da palco: la parola diventa spettacolo, la spiritualità si fa emozione condivisa, e la cultura assume il ritmo di un racconto popolare. Non c’è solo la rievocazione del Cantico delle Creature, già trasmesso in precedenza, ma un tentativo di attualizzare il messaggio di Francesco, di renderlo «attuale» attraverso l’enfasi, i superlativi, una battuta che alleggerisce e un entusiasmo contagioso. Insomma, Benigni si conferma il nuovo predicatore delle grandi parole: cambia il testo, ma il dispositivo resta pressoché identico – Dante, la Costituzione, i Dieci Comandamenti diventano solo varianti di un stesso format.

La sua forza è la parola, ma la sua maniera è riconoscibile prima ancora che inizi la lectio. Ogni testo sembra destinato a diventare un «evento Benigni», ogni grande tema un’occasione per riaffermare una liturgia televisiva fatta di enfasi, attualizzazione e colpo di scena. E così il Cantico delle Creature finisce per diventare il Cantico di Benigni, con il rischio – o forse la promessa – di avvicinare il pubblico al santo avvicinandolo prima di tutto all’artista. Del resto, come diceva qualcuno, questa è l’impronta degli artisti: lasciare un segno, anche se il segno assomiglia molto al proprio viso.

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