«Sul cammino di Francesco»: in tv la storia di Biagio Conte, il ricco che si spogliò tutto per gli ultimi

PALERMO - C'era una volta un ragazzo ricco, erede di una dinastia di imprenditori, con la strada spianata verso una vita comoda. Invece Biagio Conte ha scelto l'esatto opposto: si è tolto le scarpe, ha lasciato la villa vista mare e se n'è andato a dormire per strada, accanto a chi non aveva nulla. Per diventare «fratel Biagio», l'ultimo tra gli ultimi.

È questa la storia potente che racconta «Sul cammino di Francesco – La vita di Biagio Conte», il film di Costanza Quatriglio in onda l'11 ottobre in prima serata su Rai1. Non è un santino da mettere in cornice, avverte subito la regista. È il ritratto sporco e vero di un uomo che ha usato il proprio corpo come un'arma: digiuni, marce, notti davanti ai palazzi del potere a chiedere un tetto per i suoi «fratelli» invisibili.

A prestargli il volto è Alessio Vassallo, palermitano come lui. Per entrare in quelle scarpe rotte ha dovuto perdere chili veri, seguendo fisicamente il percorso di dimagrimento del missionario. «L'ho incrociato da ragazzo, quello sguardo non me lo sono mai levato dagli occhi», racconta l'attore. «Interpretarlo non era un lavoro, era un debito».

Accanto a lui c'è una Palermo vera, quella delle stragi ma anche quella che si rimbocca le maniche. Ci sono i genitori (Antonio Catania e Alessandra Fazzino) che non capiscono, c'è Rosa (Donatella Finocchiaro), una donna spezzata dalla violenza che nella Missione di Speranza e Carità ritrova un motivo per respirare. «Il film ti chiede una cosa sola», dice Finocchiaro: «Quanta distanza sei disposto a tenere tra te e chi sta ai margini?».

Ottocento anni fa moriva Francesco d'Assisi. Biagio Conte quel santo l'ha preso in parola, senza sconti. Andò ad Assisi cercandolo, ma capì che il suo chiostro era Ballarò, lo Zen, le periferie dove la gente muore di freddo e indifferenza. La Missione che fondò nel 1991 oggi è una città nella città: pasti caldi, coperte, dignità restituita a chi l'aveva persa.

Quatriglio, con la penna di Stefano Rulli, non addolcisce la pillola. Mostra le cadute, le porte in faccia, l'ostinazione quasi fastidiosa di chi non accetta un «no» come risposta. Biagio Conte è morto nel gennaio 2023, ma la sua rivolta gentile continua. Questo film non è un omaggio postumo: è un pugno nello stomaco per tutti noi che giriamo la testa dall'altra parte. Guardatelo. E poi chiedetevi: io, cosa ho fatto oggi per l'ultimo che ho incontrato?

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