Minerva, la scuola: la fabbrica di talenti di Picomedia pronta a conquistare Netflix

Roberto Sessa, patron di Picomedia e mente dietro alcune delle più sorprendenti scoperte del panorama audiovisivo italiano, racconta con energia il dietro le quinte dello scouting che ha trasformato giovani volti in stelle del cinema e della televisione. La nuova serie "Minerva, la scuola", in arrivo su Netflix dal 22 settembre, è l’ultima scommessa di una casa di produzione, fondata nel 2009 e oggi parte del gruppo Asacha/Frematle, che vanta già un successo straordinario con "Mare Fuori", arrivata all’ottava stagione.

Il merito, spiega Sessa, non è solo merito di una buona storia, ma di un lavoro di casting certosino: «Abbiamo superato i cinquemila provini a stagione, curati da Marita D’Elia, e ogni volta sorprende qualche talento che emerge dal vasto bacino partenopeo». Il risultato è una vera e propria officina di talenti: da "Mare Fuori" sono già diventati punti di riferimento Massimiliano Caiazzo, Maria Esposito, Giacomo Giorgio, Matteo Paolillo e Clara Soccini, quest’ultima vincitrice di Sanremo Giovani e già pronta a brillare anche nella musica. Non solo attori: Nicolas Maupas, Tecla Insolia – già protagonista de “La bambina che non voleva volare” di Costanza Quatriglio – e gli emergenti Nicolò Galasso, Domenico Cuomo e Artem hanno trovato spazio nei progetti di Picomedia.

«Spesso lo scouting è un po’ casuale – confida Sessa al Corriere –. Nel 2018‑2019 abbiamo deciso di puntare sui giovani adulti, percependo un vuoto sul mercato. E così, osservando i passeggeri dei treni che da Roma portano a Napoli, mi sono chiesto chissà perché quei ragazzi in divisa, diretti alla Nunziatella, finivano poi nei vicoli caotici della città. Da quella domanda è nata la scommessa su Minerva, ambientata in un liceo militare, dove abbiamo raccolto oltre tremila audizioni tra Italia e mondo».

Il cast di Minerva annovera volti nuovi come Ciro Minopoli, Biagio Venditti, Margherita Buoncristiani, Beatrice Savignani e Simone Secce, affiancati da nomi già noti come Massimiliano Gallo, Cristiana Capotondi e Irene Maiorino. «Siamo primi in Italia e quarti nel mondo per le lingue inglesi, sesti complessivamente – sottolinea Sessa -. Un risultato che ci rende orgogliosi e che conferma come il talento napoletano, ma non solo, sia un inesauribile serbatoio di sorprese».

Oltre a Napoli, Picomedia ha saputo scoprire talenti da altri bacini: dalla Roma di “La scuola cattolica” di Stefano Mordini, passando per Bologna e il progetto “Vivere non è un gioco da ragazzi”, fino ad arrivare a giovani promesse come Alessia Cosmo, Tommaso Donadoni, Giulio Brizzi e Alice Lupparelli. "Non smettiamo mai di cercare – conclude Sessa con il suo spirito collaborativo e positivo –. Ogni nuovo progetto è una gara di scoperta, e noi siamo pronti a lanciare i prossimi nomi che già fremono di farsi vedere."

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