Scrivere per ricordare i vecchi tempi.

Un giovedì del duemila ero a giocare a tombola con delle amiche, una di loro mi disse: ”Perché non scrivi per raccontare un ricordo del tuo passato?”.

 

Risposi: ”Su questo non posso scrivere niente di bello. Perché sono ricordi tristi. Non voglio ricordare perché anche se il tempo è passato, fa ancora male. È meglio lasciarli nascosti fin che si può.”

C’è chi dice che la felicità, quella vera, non esiste. Ma una parola tira l’altra e il discorso cominciò così parlando…

Noi amiche nell’ultima guerra eravamo piccole e andavamo a scuola a piedi. Prima di arrivare dovevamo fare molta strada. Per arrivare prima passavamo per strade sterrate, dove c’erano tante siepi.

Ma una mattina di primavera, in una di quelle siepi, trovammo un soldato morto. I suoi capelli erano biondi. Il nostro maestro disse che era un tedesco sui vent’anni. Gli americani lo avevano ucciso mentre fuggiva.

Lui era un prigioniero di guerra, poverino, voleva la sua libertà, ma trovò la morte. E del soldato che gli sparò non si saprà mai il suo nome e che fine avesse fatto, poverino.

L’arma non ti rende forte, ti rende schiavo.