"Nun è possibile": Gragnaniello e la superband napoletana dicono no alla guerra

Un collettivo intergenerazionale guidato dal cantautore pubblica un manifesto in dialetto che rifiuta la normalizzazione dei conflitti. La lingua partenopea come registro etico e politico.

Il 13 novembre, una superband della nuova scena musicale napoletana guidata dal veterano Enzo Gragnaniello ha pubblicato su tutte le piattaforme digitali "Nun è possibile". Insieme a lui sei voci distinte: Dario Sansone (Foja), Gnut (Claudio Domestico), Fabiana Martone, Simona Boo, Maldestro (Antonio Prestieri) e il produttore Greg Rega. Il brano è un manifesto corale che rifiuta la normalizzazione delle immagini di guerra.

Scritto e composto interamente da Gragnaniello, il pezzo arma il dialetto napoletano non come folklore ma come registro etico ad alto contenuto politico. Il ritornello "Nun è possibile" funziona sintatticamente come un imperativo categorico: una negazione grammaticale del verbo "accettare" di fronte a infanzie bombardate e futuri cancellati.

La scelta degli ospiti non è casuale ma risponde a un'architettura precisa. Sansone porta la teatralità rock dei Foja, Gnut un minimalismo intimo da autore folk, Martone un timbro teatrale da new-wave, Boo radica il canto nelle sonorità black-jazz, Maldestro infonde la densità poetica del rap e dello slam, mentre Rega cura l'architettura sonora. Insieme rappresentano un ponte generazionale — dal cantautore nato negli anni Cinquanta agli artisti degli anni Novanta — uniti esclusivamente dall'impegno anti-guerra.

Gragnaniello definisce la canzone "dedicata a chi non si arrende all'orrore, a chi continua a credere nella pace, a chi, nonostante tutto, ha ancora il coraggio di sperare che un fiore possa fare più rumore di una bomba". L'incipit — "Ci sono immagini che non riesco più a guardare. E altre che non riesco a dimenticare" — rimanda esplicitamente alle documentazioni in tempo reale dei conflitti in corso (Ucraina, Gaza, Sudan) diffuse dai social media.

L'opera si colloca nella tradizione della canzone di protesta e d'autore napoletana: da Pino Daniele a Edoardo Bennato, passando per i 99 Posse. Una linea che utilizza la lingua locale per veicolare discorsi politici universali. Gragnaniello agisce come trait d'union, preservando la capacità del dialetto di fare critica geopolitica contro l'appiattimento del pop mainstream italiano.

La strategia di lancio appare indipendente: al momento non risultano comunicati dettagli su produttore, studio, etichetta, né su eventuali video promozionali, vinile o date live. Il brano intercetta però le playlist editoriali "Indie Italia", "Roots" e "Peace/Protest", forte del capitale sociale cumulato degli artisti e del suo valore di statement politico. Resta da vedere se il collettivo porterà il pezzo sul palco o rimarrà un costrutto da studio.

"Nun è possibile" rimane sulle piattaforme come atto di resistenza: il ritornello non è uno slogan, ma un tempo verbale — l'indicativo del rifiuto — che ricorda agli ascoltatori che il primo passo per non arrendersi è continuare ad ascoltare, anche quando le immagini del conflitto diventano troppo pesanti da sopportare.

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