Isabella Rossellini a Los Angeles: "Mio padre era un cavalluccio marino" e il restauro 4K de "La paura" riporta in vita il neorealismo
All'Academy Museum l'attrice inaugura la retrospettiva sul padre Roberto tra standing ovation, memorie d'infanzia e la prima mondiale del restauro dell'ultimo film con Ingrid Bergman. Un ponte tra memoria familiare e patrimonio cinematografico che durerà fino al 30 novembre.
Isabella Rossellini, 74 anni e cinquant'anni di carriera coronati dalla candidatura all'Oscar 2026 per Conclave, è stata accolta ieri sera da una standing ovation all'Academy Museum di Los Angeles per l'inaugurazione della retrospettiva "Roberto Rossellini Prefers Real Life". L'evento segna la prima mondiale del nuovo restauro 4K de La paura (1954), ultimo film girato dal padre con Ingrid Bergman, e rappresenta la convergenza tra tributo personale e missione di conservazione del patrimonio neorealista. La retrospettiva, organizzata dall'Academy Museum insieme a Cinecittà e al ministero della Cultura, proseguirà fino al 30 novembre.
Il cuore emotivo dell'omaggio risiede nel cortometraggio My Dad Is 100 Years Old (2005), diretto dal canadese Guy Maddin, in cui Isabella interpreta se stessa e grandi cineasti come Fellini, Hitchcock e Chaplin. Il padre vi appare solo come un'enorme pancia: "rotonda, morbida, coccolosa", ricorda l'attrice, tanto che il gioco preferito suo e dei fratelli era "buttarcisi sopra e rimbalzare". "Se mio padre fosse stato un animale, sarebbe stato un cavalluccio marino. Perché in questa specie sono i maschi a restare incinti e a fare i figli", scherza Rossellini. La scelta visiva del bianco e nero "rovinato, dall'aspetto deteriorato" non è casuale: "All'epoca i film di mio padre non erano ancora stati restaurati. Sembravano fantasmi che, anno dopo anno, diventavano sempre più evanescenti, fino al rischio di scomparire un giorno".
La storia d'amore e d'arte tra Roberto Rossellini e Ingrid Bergman nasce da una folgorazione cinematografica. "Il realismo e la semplicità di 'Roma città aperta' mi sconvolsero", scrive Bergman nella sua autobiografia My Story dopo aver visto il capolavoro del 1945. L'anno successivo, Paisà (1946) conferma l'ammirazione e spinge l'attrice svedese, nata a Stoccolma il 29 agosto 1915, a inviare una lettera diventata leggendaria: "Caro signor Rossellini, ho visto i suoi film 'Roma città aperta' e 'Paisà' e mi sono piaciuti moltissimo. Se ha bisogno di un'attrice svedese che parla molto bene inglese, non ha dimenticato il tedesco, non è molto comprensibile in francese e in italiano sa dire soltanto 'ti amo', sono pronta a venire a fare un film con lei". Da quell'incontro nasceranno cinque film e sette figli, tra cui Isabella e la gemella Isotta (1952).
La tenuta dell'eredità rosselliniana è affidata da trent'anni a Cinecittà, che detiene i diritti di dieci film rappresentativi del regista. I titoli vengono restaurati periodicamente con le migliori tecnologie disponibili nei laboratori dello studio e conservati in preziose copie in 35mm sotto la supervisione dell'amministratrice delegata Manuela Cacciamani, dell'ideatrice e produttrice Camilla Cormanni e della responsabile restauri Paola Ruggiero. Un lavoro istituzionale che garantisce la sopravvivenza materiale dei capisaldi del neorealismo, da Roma città aperta a Germania anno zero, per le generazioni future.
Il programma odierno della retrospettiva prevede la proiezione di Viva Ingrid!, documentario dedicato alla madre diretto dal nipote Alessandro Rossellini, seguito da Viaggio in Italia (1954), capolavoro della maturità neorealista. La serata inaugurale si chiuderà con Roma città aperta, il film che tutto ha generato. Isabella Rossellini sarà presente a tutte le proiezioni, testimone vivente di un'eredità che attraversa tre generazioni.
La retrospettiva non celebra soltanto l'innovazione linguistica di Roberto Rossellini, pioniere del neorealismo con l'uso di location reali, attori non professionisti e luce naturale, ma funge da ponte vivente tra memoria privata e storia del cinema. In linea con la missione dell'Academy Museum di salvaguardare il patrimonio cinematografico globale, l'iniziativa restituisce tangibilità a un autore che ha ridefinito il linguaggio filmico, dimostrando come il restauro non sia mera tecnica ma atto di resistenza culturale contro l'oblio.