Agrippa, l’ombra di Augusto: il nuovo romanzo di Robert Harris sull’alleanza che forgiò l’Impero
Il libro, edito da Mondadori, sarà presentato il 6 novembre alla British School in Rome con Giancarlo De Cataldo. Harris ricostruisce il legame trentennale tra il generale plebeo e il futuro imperatore, esplorando anche l’ipotesi di una paternità cesariana.
Robert Harris torna all’antica Roma con Agrippa, romanzo storico in prima persona edito da Mondadori (332 pagine, 21 euro). Il volume sarà presentato il 6 novembre alla British School in Rome in un incontro moderato da Giancarlo De Cataldo. Al centro della narrazione c’è Marco Vipsanio Agrippa, generale e ammiraglio plebeo, braccio destro e amico inseparabile di Ottaviano, futuro Augusto.
Harris ricostruisce l’alleanza trentacinquennale tra Agrippa e Augusto, descrivendoli come due metà complementari. Agrippa, fisicamente possente e abile marinaio, faceva da spalla a Ottaviano, più basso e malaticcio ma dotato di un brillante cervello politico. Insieme, secondo lo scrittore, costituivano “l’uomo perfetto”, con Agrippa costretto ad accettare il ruolo di eterno secondo.
Il romanzo esplora anche l’ipotesi controversa che Agrippa fosse figlio illegittimo di Giulio Cesare. L’idea, sollevata nel 1937 dal professor Wright della London University e poi abbandonata per mancanza di prove, serve a spiegare perché un ragazzo di estrazione plebea frequentasse una scuola riservata all’élite e ricevesse tanta attenzione politica. Harris ammette di aver trovato la teoria affascinante, pur consapevole della sua natura non dimostrabile.
Interpellato sulle recenti elezioni di medio termine negli Stati Uniti, Harris ha definito il risultato “fantastico”. Lo scrittore ha sottolineato che gli elettori non si sono fatti comprare dai miliardari né intimidire, e che il sistema democratico ha funzionato. Ha però messo in guardia dal tracciare paralleli diretti tra la fine della Repubblica romana e una possibile crisi di quella americana: la storia, ha avvertito, non si ripete mai completamente.
Chiesto quale alleanza moderna ricordi quella di Agrippa e Augusto, Harris non ne individua una altrettanto duratura. Ha citato Tony Blair e Gordon Brown come possibile paragone, ma ha ricordato come il loro rapporto si sia deteriorato, con esiti disastrosi per entrambi. La partnership tra il generale plebeo e il futuro imperatore rimane, secondo Harris, un esempio quasi unico nella storia.
Harris spiega che i rapidi mutamenti dell’epoca attuale rendono presto obsolete le ambientazioni contemporanee. Ha ammesso di aver accantonato un romanzo sull’America iniziato pochi mesi fa, già giudicato “datato”. Il passato, conclude, è il terreno più sicuro per riflettere sul presente senza rischiare l’obsolescenza, motivo per cui scrive sempre più spesso di storia.
Agrippa non avrà sequel, poiché copre la vita del protagonista dalla nascita alla morte. Il prossimo progetto di Harris è un romanzo ambientato nel 1956 sulla catastrofe anglo-francese di Suez. L’autore ha dunque chiuso definitivamente il tentativo di scrivere un libro sugli Stati Uniti.
Contesto storico: Marco Vipsanio Agrippa (circa 63-12 a.C.) fu generale, ammiraglio e architetto, vincitore della battaglia di Azio e costruttore del Pantheon e di acquedotti. Augusto (Gaio Ottavio, 63 a.C.-14 d.C.) fu il primo imperatore, capace di mantenere una facciata repubblicana detenendo il potere effettivo. La trilogia ciceroniana di Harris comprende Imperium, Lustrum e Dictator. La British School in Rome è un istituto di ricerca britannico sul Palatino; la crisi di Suez del 1956 segnò il declino coloniale di Gran Bretagna e Francia.