Tinto Brass è morto: addio al maestro dell'erotismo d'autore
Il regista veneziano, scomparso a 93 anni il 4 novembre 2026, ha ridefinito l'erotismo nel cinema italiano. Serena Grandi ne ripercorre l'eredità in un'intervista all'ANSA.
Tinto Brass, il regista veneziano che ha ridefinito l'erotismo d'autore nel cinema italiano, è deceduto il 4 novembre 2026 a Roma. Aveva 93 anni. La notizia, confermata dall'ANSA, ha suscitato un'ondata di cordoglio nel mondo del cinema e della cultura.
Figlio d'arte – il nonno era il pittore Italico Brass – si impose negli anni Sessanta come enfant terrible dell'avanguardia con il debutto Chi lavora è perduto (1963), accolto a Venezia. La svolta erotica arrivò negli anni Settanta con Salon Kitty (1976) e Caligola (1979), quest'ultimo stravolto dalla produzione di Bob Guccione. Negli Ottanta e Novanta codificò un erotismo visivamente sontuoso, con opere come La Chiave (1983), Miranda (1985) e Monella (1998).
La vita privata fu segnata da due unioni lunghe. Sposò Carla Cipriani, detta "Tinta", figlia del fondatore dell'Harry's Bar di Venezia: il matrimonio durò 50 anni, fino alla morte di lei nel 2006. Serena Grandi la ricordò come "la vera ispiratrice di molti suoi film" e "un genio", sempre presente sul set. Dopo la vedovanza, Brass legò la sua vita all'avvocata Caterina Varzi, sposata nel 2017 e oggi tutrice della sua eredità artistica.
Il sodalizio con Serena Grandi ebbe il suo apice con Miranda (1985), liberamente ispirato a La Locandiera di Carlo Goldoni. Ambientato nella Bassa Padana dei primi anni Cinquanta, il film racconta l'ostessa Miranda che attende il marito Gino, partigiano disperso in Russia. L'opera incassò 6 milioni di lire con un biglietto da 6 mila lire, diventando un caso nazionale e lanciando Grandi come sex symbol italiana.
Brass lavorò sul corpo dell'attrice chiedendole di apparire "più in carne". La portò a Chioggia con la moglie Tinta a mangiare in tutte le trattorie del paese, convinto che il corpo nutrito fosse la base dell'erotismo. Grandi ricordò quell'esperienza con entusiasmo: "avrei fatto qualsiasi cosa".
Un episodio entrato nel mito dell'erotismo all'italiana riguarda una Ferrari bianca lasciata sotto casa di Serena Grandi da un ammiratore facoltoso. L'attrice rifiutò il regalo e lo fece rimandare indietro, dichiarando: "Oggi l'avrei tenuta, una sorta di assicurazione". L'aneddoto simboleggia il corpo come capitale, non come merce.
Tredici anni dopo Miranda, Brass e Grandi collaborarono nuovamente con Monella (1998), accolto tiepidamente dalla critica. Il film segnò il tramonto del "mito Brass-Grandi" e del cinema erotico italiano in sala, soffocato dalla TV commerciale e dal porno home-video. Nonostante il responso critico, confermò l'eredità indissolubile del loro sodalizio.
La morte di Brass ha coinciso con il Premio Pietro Bianchi alla Mostra di Venezia 2026, per il recupero della prima filmografia. La sua lezione visiva – luce caravaggesca, profondità di campo estrema, uso del grandangolo – ha influenzato registi come Paolo Sorrentino e Luca Guadagnino. Grandi, nell'intervista all'ANSA, ha ricordato la sua lucidità fino all'ultimo: "Purtroppo me lo aspettavo… mi rallegra il fatto che mi aveva riconosciuta ed era lucidissimo".
Dall'avanguardia degli anni Sessanta alla trasgressione degli Ottanta, Tinto Brass ha dimostrato che l'erotismo poteva essere sia arte che spettacolo di massa. La sua eredità continua a vibrare nelle sale e nella memoria collettiva di un cinema che ha osato mostrare il corpo, la potenza e la complessità umana con coraggio e genialità.