Quando la moda si fa cinema: l'Italia conquista Tbilisi e il mondo non può far finta di niente

Stefano Dominella porta "Fashion Frames" al MOMA di Tbilisi: un'operazione culturale che racconta molto più di una semplice mostra. È il soft power italiano che funziona, finalmente.
C'è un modo giusto e uno sbagliato di esportare cultura. Quello sbagliato lo conosciamo a memoria: padiglioni vuoti, cataloghi impolverati, discorsi di circostanza che nessuno ascolta. Quello giusto — quello che lascia il segno — ha il volto determinato di Stefano Dominella e il titolo di "Fashion Frames".
La rassegna che intreccia moda e cinema, nata dall'intuizione di chi il sistema moda lo conosce dall'interno, approda al MOMA di Tbilisi. Non in una galleria qualunque, non in uno spazio residuale. Al Museum of Modern Art della capitale georgiana. Punto.
Non è un dettaglio. La Georgia di oggi è un crocevia strategico, un paese che guarda a Occidente con fame di contemporaneità e l'Italia — questa Italia che troppo spesso si piange addosso — ha l'opportunità (e il dovere) di esserci. Con i suoi asset migliori: creatività, saper fare, narrazione visiva.
"Fashion Frames" non è una passerella travestita da mostra. È un'indagine rigorosa sul dialogo tra due linguaggi che si specchiano da un secolo: il costume come scrittura cinematografica, il cinema come vetrina della moda. Da Fellini a Sorrentino, da Antonioni a Guadagnino, il filo rosso è uno solo: l'Italia si racconta vestendo i suoi personaggi.
Dominella lo sa. Lo sa perché ha costruito questa rassegna pezzo per pezzo, film per film, abito per abito. E sa che portarla a Tbilisi significa piantare una bandiera. Non quella tricolore della retorica, ma quella bianca della ricerca estetica.
Mentre a Roma si discute di fondi che non arrivano e di leggi quadro che non partono, c'è chi fa diplomazia culturale sul campo. Senza proclami. Con i fatti. Con una mostra che parla georgiano, inglese, italiano — e la lingua universale delle immagini.
Il MOMA di Tbilisi ha scelto. Ha scelto l'Italia. Ha scelto la qualità. Ora tocca a noi non sprecare l'applauso. "Fashion Frames" è la prova che quando il privato si fa sistema, l'Italia vince. Sempre. Basta smettere di nascondersi dietro l'alibi della mancanza di risorse e iniziare a investire su chi, come Dominella, la cultura la fa davvero. Non la amministra: la crea.
Tbilisi guarda. L'Europa guarda. Il mondo guarda. E per una volta, noi abbiamo qualcosa da mostrare che non sia solo il solito, stanco, autoritratto.