Artissima 2026, i tre nomi che restano: Beraha, Palabiyik, Prevedello

La giuria dei premi acquisizione ha deciso: le opere delle tre artiste entreranno nelle collezioni pubbliche. Nessuna sorpresa, nessuna concessione al facile consenso.
La sentenza è arrivata netta, senza appello. Ruth Beraha, Gamze Palabiyik, Fabrizio Prevedello. Tre nomi, tre linguaggi diversi, una sola direzione: la collezione pubblica che si arricchisce di lavori che non chiedono permesso per esistere.
La giuria dei premi acquisizione dell'edizione 2026 di Artissima ha chiuso i conti. Non ci sono state mediazioni, non c'è stata la solita spartizione per geografie o correnti. Ha prevalso la qualità, quella che si misura sulla tenuta del tempo, non sull'effimero dell'applauso.
Beraha con la sua indagine sulla materia e la memoria, Palabiyik con la tensione tra identità e spostamento, Prevedello con la sua architettura dello sguardo. Tre voci che non gridano, ma che una volta ascoltate non si dimenticano. È questo il compito di un premio acquisizione: fissare nel patrimonio comune ciò che resiste alla moda.
La fiera chiude i battenti, i collezionisti tornano a casa, i curatori archiviano i taccuini. Ma queste tre opere restano. Hanno superato il vaglio più severo: quello di chi non deve vendere, ma conservare.