Pilar Fogliati: «Faccio parte della peggior specie di fruitori dei social» - Il film di Bruni racconta la generazione dei Like

Pilar Fogliati non è l'attrice che si pensa. In Il profilo dell'altra, il nuovo film di Francesco Bruni in sala da febbraio, la comica romana abbandona il registro brillante per interpretare Antonia, una trentenne malmostosa che ha pubblicato un romanzo di successo ma ha mollato tutto e lavora come barista a Milano.

La trama: Le loro strade si incrociano quando ad Antonia viene offerto di affiancare Cecilia, una diciottenne content creator con milioni di follower, come ghost writer. La relazione, inizialmente professionale, si trasforma in un'ossessione.

«È stato bello essere il punto di riferimento adulto del film», osserva Fogliati, 33 anni. «Se penso ai trentenni di oggi, tutto mi sembrano meno che persone risolte, vedo molta incertezza. Anche io a volte mi sento più piccola».

L'attrice riflette sul proprio rapporto con i social network: «Faccio parte della peggior specie di fruitori: non posto molto ma guardo tanto. Non sono particolarmente attiva e privata, condivido cose legate al mio lavoro. Ma ci passo del tempo, mi rendo conto di avere delle informazioni che non ho voglia di sapere».

Il film, basato sul romanzo di Irene Graziosi, nasce da un'idea di Bruni che voleva raccontare un'amicizia femminile e il mondo dei social senza demonizzarlo. «Non avrei mai fatto il film per dire che fanno schifo», spiega il regista. «Mi interessava raccontare una relazione che nasce in quell'ambiente per andare poi in altre direzioni».

Bruni ha scelto Fogliati dopo aver visto altre 15 colleghe. «Quando scrivevo il film, Pilar non era nei miei pensieri, perché la associavo stupidamente a un altro mood. Poi ho saputo che le interessava fare il provino e mi ha sorpreso. Le ho chiesto di rinunciare a tutto quel repertorio di facce e voci che l'ha resa famosa».

L'attrice, che in questi giorni è sul set di Follemente 2, racconta di aver voluto la parte ancora prima che il film fosse messo in cantiere. «È tratto dal romanzo di Irene Graziosi. La seguiva sui social, ero una sua fan, e le avevo detto che mi era piaciuto molto. Conoscere il libro mi ha aiutato molto sul set».

Per Fogliati, Antonia è diversa da lei, ma condivide alcune note: «Mi piace la sua libertà di non voler conquistare per forza tutti, non le importa il giudizio degli altri. Ma non condivido il suo giudizio molto negativo, radicale, da intellettuale, su chi usa i social. Capisco che qualcuno lo faccia per mestiere, i tempi cambiano e anche i lavori».

Il film è un ritratto generazionale: Antonia e Cecilia hanno pochi anni di differenza, ma di fatto sono una generazione diversa. «Se penso ai trentenni di oggi, tutto mi sembrano meno che persone risolte», conclude Fogliati.

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