Valeria Fabrizi compie 90 anni: la diva dell’avanspettacolo non si arrende alla vecchiaia e continua a recitare
Valeria Fabrizi compie 90 anni: la diva dell’avanspettacolo non si arrende alla vecchiaia e continua a recitare
L’attrice, che il 20 ottobre festeggerà un compleanno importante, parla della sua salute, della sua carriera e del suo sguardo altruista sulla vita, raccontando aneddoti, amori e ricordi.
Valeria Fabrizi, classe 1935, spegnerà novant’anni il 20 ottobre prossimo. Nonostante l’età, la veterana dell’avanspettacolo è tuttora molto attiva: sta girando la seconda serie de La Ricetta della felicità e continua a interpretare Suor Costanza in Che dio ci aiuti, serie alla quale è rimasta legata anche quando ha scoperto di avere un tumore, poi scomparso dopo l’operazione. «La vecchiaia è una malattia – dice – arrivano i malanni: ho un problemino alla mano, al ginocchio, agli occhi… sono cose inevitabili. Mi dicevano sempre «come stai bene!» ma di recente sono caduta sul set di Panettoni e contrabbando e ho dovuto mettermi un tutore. Mia figlia Giorgia mi ha regalato un bastone elegante… cammino piano, però temo i gradini, non li vedo bene. Per fortuna la memoria non mi manca e continuano a mandarmi copioni da interpretare».
La Fabrizi affronta l’invecchiamento con ironia e concretezza. «A una certa età si pensa di essere alla fine della vita – continua – Forse bisognerebbe invitare gli amici, fare una bella festa e poi uscire da una porta piena di luce, senza vedersi in una bara, che mi fa paura. Però mi farei imbalsamare… deciderò quando sarà il momento. Invecchiare non significa smettere di fare niente…». Anche i primi piani di vita non la spaventano: «Voglio citare Anna Magnani: ci ho messo tanto a farmeli venire, guai a chi me li tocca. Io non ne ho molti e spero di averne altri, perché significherebbe che ho ancora molta strada da fare. Non voglio cambiare i connotati, mi piace così…». Con lo specchio ha sempre avuto un buon rapporto: «Mi regalai uno enorme per truccarmi, mi guardavo e sembravo un rospo, ma lo tengo come ricordo».
La sua storia comincia nei fotoromanzi, la sua prima scuola di recitazione e il primo stipendio vero. Prima aveva fatto molti lavori: impiegata catastale, parrucchiera, sarta (ancora molto brava). La passione per il teatro è arrivata dalla madre, anch’essa sulla strada della recitazione, ma la guerra la fermò prima di girare un film con Mario Soldati. Padre, invece, fu un uomo violento, dentista, donnaiolo e giocatore d’azzardo, che finì in prigione. «Mio nonno materno decise che i miei dovevano separarsi prima che nascessi», racconta.
Nel 1957 a Los Angeles Valeria arrivò quarta al concorso di Miss Universo, pur non parlando una parola di inglese. «Che emozione! – ricorda sorridendo – Mi avevano vista al Teatro Sistina, dove recitavo in una commedia di Garinei e Giovannini, e mi hanno scelta. Era una selezione per ragazze del mondo dello spettacolo curata da giornalisti a Roma».
L’amore grande fu Giovanni Tata Giacobetti. «Ci presentò Ugo Tognazzi in un ristorante a Milano. Poi partecipammo insieme alla commedia Carlo non farlo di Carlo Dapporto e, durante il tour, ci capitò di dormire nella stessa stanza d’albergo, perché non c’erano altre possibilità. Tata fu serio, mi chiese solo di tenergli la mano. Era l’uomo giusto da sposare. Quando ci scambiammo le fedi, venne il suo amico Helenio Herrera con tutta la squadra della Roma. Purtroppo, quando stavamo per festeggiare le nozze d’argento… se n’andò per sempre».
Un’altra grande amicizia fu quella con Walter Chiari. «Tra noi c’era un sentimento puro, complice, di profonda amicizia. Quando lo spettacolo lo mise da parte e lui visse in solitudine, Tata ed io lo accogliemmo in casa, che divenne il suo rifugio: gli ho fatto da mamma, da sorella fino alla fine».
Tra un impegno e l’altro, troverà il tempo per il compleanno? «Giorgia mi sta preparando una festa: le ho detto di non esagerare…L’importante che ci siano anche tutti i miei medici: oculista, cardiologo, reumatologo, ginecologo…».