Elsinore: l'Amleto di Ian Charleston, la scena che vinse l'Aids
Elsinore arriva in anteprima alla Festa di Roma e sarà nelle sale dal 28 gennaio con la distribuzione di Lucky Red e la coproduzione di Magnolia Mae Films. Il film di Simon Stone, interpretato da un ispiratissimo Andrew Scott, racconta la vera storia di Ian Charleston, l’attore teatrale che nell’autunno del 1989 sostituì Daniel Day‑Lewis nel ruolo di Amleto al National Theatre di Londra, pochi giorni dopo aver scoperto di essere Hiv positivo.
Nonostante la diagnosi, Charleston portò in scena 24 repliche dell’Amleto, trasformando il palcoscenico in un rifugio di vita e coraggio. Morì poche settimane dopo, nel gennaio 1990, ma la sua famiglia rese pubbliche la malattia e l’omosessualità, facendo di lui la prima celebrità britannica ufficialmente morta di Aids e aprendo la strada a una maggiore visibilità della comunità queer.
Stone ha costruito il racconto intorno alla performance «straordinaria» di Scott, definendola «un’incredibile montagna russa emotiva» e un viaggio dell’eroe: ostacolo, superamento, liberazione e infine la possibilità di morire avendo compiuto la propria missione. «Recitare per Ian equivaleva a sentirsi vivo», afferma il regista, sottolineando il potere salvifico dell’arte anche nei momenti più bui.
Accanto a Scott, Olivia Colman interpreta la dottoressa Margaret Johnson, amica e grande fan dell’attore irlandese. Il National Theatre stesso diventa personaggio, quel «nostro Elsinore» che, secondo Scott, rappresenta il castello di Amleto simbolo di eterno ritorno dopo ogni morte in scena.
Il produttore Andrea Occhipinti racconta il lungo corteggiamento alla storia: «È dal 2000 che provo a portare sullo schermo la vita di Ian». Ricorda l’incontro con Charleston nel 1984, vitale e divertente, e il successivo incontro a Roma sul set di Opera di Dario Argento, dove l’attore appariva già depresso. Occhipinti sottolinea inoltre come molti dei suoi cari siano morti di Aids nello stesso periodo, citando Kermit Smith, co‑fondatore di Lucky Red scomparso nel 2001.
Il film è già sold out ovunque sia stato proiettato e il pubblico lo percepisce come «un’ode alla vita», un insegnamento teatrale che celebra l’immortalità di chi, nonostante l’abisso, riesce a guardare avanti con speranza. Stone conclude definendo Elsinore «una vera e propria lettera d’amore per il teatro», un messaggio ottimistico che, nonostante il ritorno di ostilità verso la comunità queer, ricorda che lo stigma dell’Aids è stato superato e che l’arte può ancora essere un faro di libertà e speranza.