Ricky Memphis: dal padre 'fascistone' che voleva chiamarlo Benito al nome d'arte rubato a Elvis

ROMA - C’è una storia dietro ogni nome d’arte, ma quella di Ricky Memphis batte tutte per ironia involontaria. L’attore, nato Riccardo Fortunati il 29 agosto 1968, deve il suo pseudonimo a una passione adolescenziale per Elvis Presley, re di Memphis, Tennessee. Fin qui, ordinaria amministrazione da fan club. Il colpo di teatro, però, arriva quando si scava nell’albero genealogico: suo padre, definito dall’attore stesso un «fascistone» senza troppi giri di parole, aveva puntato i piedi per chiamarlo Benito. Proprio lui, il Duce.

La madre, evidentemente dotata di miglior gusto onomastico, impose Riccardo. Ma il genitore non mollò la presa e propose un sorteggio «democratico»: dieci bigliettini, nove con su scritto «Benito», uno con «Riccardo». Barò spudoratamente, ovviamente. La sorte – manipolata – salvò il futuro maresciallo Bodini di «Estranei» (in onda venerdì 9 ottobre su Rai 2) da un destino anagrafico ingombrante.

Un aneddoto che l’attore ha raccontato al Corriere con la solita faccia tosta romana, tra un ruolo da duro e l’altro, ricordando anche gli esordi da «poeta metropolitano» al Costanzo Show. Dettaglio non da poco: la serie crime diretta da Cosimo Alemà segna l’ennesima virata poliziesca per Memphis, che negli anni ha costruito una carriera solida a colpi di ruoli da «romano vero», lontano anni luce dal Benito che non è mai stato. Per fortuna della madre, e della nostra rubrica.

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