Adriano Giannini a Venezia: doppiatore di Hollywood e protagonista in 'L’estranea' e 'Ritorno a Buenos Aires'
Subheading: L'attore, figlio d'arte, parla del suo percorso dal doppiaggio alla regia, dei personaggi interpretati e delle tematiche di colpa e vergogna che attraversano i due film in concorso.
Body: Alla Mostra del Cinema di Venezia Adriano Giannini presenta due film in concorso: ‘L’estranea’, thriller psicologico di Giacomo Strippoli in uscita l’8 ottobre con 01, e ‘Ritorno a Buenos Aires’ di Marco Bechis. Nel primo interpreta Walter, marito di Anna (Jasmine Trinca), capofamiglia di quella che sembra una famiglia perfetta finché l’arrivo dell’estranea Valeria Bruni Tedeschi non ne scardina gli equilibri. Nel secondo è Mariano Guerra, uomo segnato da colpa e vergogna per la sopravvivenza in un campo di detenzione.
Giannini racconta di aver iniziato come operatore di macchina, lavorando undici anni sui set prima di passare davanti alla macchina dapresa. Figlio d’arte – madre Livia Giampalmo, doppiatrice, e padre Giancarlo Giannini – ha avuto una formazione tecnica molto solida, dirigendo cortometraggi e ora sviluppando un proprio progetto registico. «La regia è un approdo naturale», afferma, avendo già pronta la storia.
Il percorso di doppiatore è iniziato con timore, una sorta di sindrome dell’impostore: «Andavo a bussare alle porte dei direttori che mi dicevano lascia stare, pensa a tua madre e tuo padre». Nonostante ciò ha prestato la voce a star internazionali come Brad Pitt, Joaquin Phoenix e Benicio Del Toro, definendo l’esperienza «una fortuna» perché sono stati loro a prestargli il volto.
Sul personaggio di Walter, Giannini sottolinea la tensione tra l’immagine di forza e successo e la fragilità nascosta: «Vive ancorato all’immagine che si dà di sé e della propria famiglia; quando questa immagine crolla, crollano anche i pilastri sui quali è costruita la famiglia». Osserva che molti uomini di certa estrazione sociale e culturale non dispongono di un vocabolario emotivo per affrontare le proprie debolezze, un limite che egli stesso ha dovuto superare.
Riguardo a una possibile collaborazione con il padre, Giannini dice che sarebbe bello, ma preferisce cercare una storia propria piuttosto che attingere ai cassetti delle sceneggiature lasciate da Giancarlo.
Infine mette in evidenza il filo conduttore tra i due personaggi veneziani: Walter e Mariano Guerra vivono diversamente la colpa e la vergogna – l’una legata alla pressione dell’immagine sociale, l’altra al trauma storico – mostrando come questi sentimenti siano «inquantificabili e indicibili», ma presenti nella vita contemporanea.
Concluso il suo intervento al Lido, Giannini si prepara a tornare dietro la macchina da presa, forte dell’esperienza maturata sia come operatore che come attore, pronto a trasformare la regia nel suo prossimo passo professionale.