Ariete: «Tutti tornano a casa» e il viaggio nell'ombra per non smarrirsi
Terzo album, «Tutti tornano a casa». Un ritorno, ma non necessariamente a un luogo geografico. Per Ariete, casa è un concetto interiore, un rifugio psicologico che si costruisce passo dopo passo, soprattutto dopo la fine di una relazione e il trauma della solitudine. A tre anni dal precedente disco—un'eternità per i coetanei—la cantautrice romana pubblica un lavoro che parla di ritorno a sé stessi, di routine, di psicologia e della capacità di stare soli senza soccombere.
«Sono andata a vedere un concerto di James Blake a Roma. Uno spettacolo, come una cena al ristorante, ci porta a condividere uno spazio e dei momenti con degli sconosciuti per poi, alla fine, diramarsi e tornare tutti alle proprie vite. Ognuno torna al posto dove si sente protetto», spiega la cantautrice, mostrando in copertina una valigia, simbolo di un viaggio interiore più che fisico. Un concetto che per lei si traduce in comandamenti pratici e razionali: «per me casa è pazienza, rispetto e ascolto». Un work in progress applicato a se stessa, dopo che per anni ha faticato a gestire la solitudine, temendo di dormire da sola. Oggi, la verità pragmatica è chiara: «Non ne ho bisogno. La mia casa sono io».
Il percorso per arrivarci è stato un viaggio within, non privo di ombre. Dopo i successi nati in camera da letto durante la pandemia, quelli della fragilità post-adolescenziale che diventava riconoscimento reciproco, Ariete ha scelto di fermarsi. Tra i 18 e i 22 anni «non mi sono fermata e sono certa di essermi persa delle cose». Non è stato un burn out, ma una scelta razionale, necessaria per non smarrirsi. Un rallentamento che si è concretizzato in una routine rigorosa: il cane, la palestra, gli appuntamenti con nutrizionista e, soprattutto, con la psicologa. Alla terapeuta dedica «Seduta n.65», una canzone cruda e sincera, che nasce da un flusso di coscienza dopo 64 sedute già affrontate. Un riconoscimento onesto del fatto che il lavoro sulla salute mentale, spesso stigmatizzato o banalizzato, può essere la salvezza per chi, come lei, ha un fratello con alti e bassi, ma cerca un ancoraggio personale.
In questo ritorno a sé, la casa fisica—a Roma, con una grande cucina al centro, ereditata da una passione per The Sims e l'architettura—diventa il contorno materico di un rifugio interiore. Un rifugio che si apre agli altri attraverso collaborazioni nate dall'amicizia e dalla stima artistica, non da calcoli di mercato. Angelina Mango, Fulminacci, Tredici Pietro, prima stanza a destra e Nayt (che firma con lei «Tachicardia», un commovente tributo a un amico perduto) sono i compagni di viaggio di questo ritorno. Ogni incontro è un tassello di un mosaico che parla di crescita, di dolore e di speranza. In «Casa mia/ Casa tua», il ricordo del primo amore si interroga: «forse ancora non sono donna». La risposta arriva dalla psicologia, dalla maturità guadagnata fatica dopo fatica: «Sono sulla strada per diventarlo».
Il viaggio di Ariete, però, non è solo personale. È anche un commento sul mondo musicale che la circonda. Dopo il successo di Sanremo 2023 con «Mare di guai» e i palazzetti, la cantautrice torna nei club, scegliendo un terreno più autentico e forse più dark, più vicino alle sue origini. Spiega la scelta con un pragmatismo che rasenta la critica sociale: ha saltato i club per il covid, poi è venuta l'esposizione del Festival e ha fatto i palasport perché «battere il ferro finché è caldo». Ma soprattutto, lancia un allarme: «Credo che si debba sensibilizzare il pubblico sul fatto che la musica non è solo numeri e che un artista abbia il diritto di fermarsi, magari tornare indietro e poi ripartire». In un'epoca in cui il pubblico è bombardato da metriche e giudizi ridotti a statistiche, la scelta di Ariete di «tornare a casa» si rivela un atto di resistenza artistica e umana. Un invito a cercare l'ombra protettrice prima di perdere la bussola nel rumore del successo.