Stallone manda a quel paese Trump: "Hollywood non si tocca"

Sylvester Stallone ha spento la televisione una sera qualunque e ha trovato una sorpresa che non si aspettava: Donald Trump voleva lui, Mel Gibson e Jon Voight come "ambasciatori speciali di Hollywood". Niente telefonata, niente rispetto, solo un annuncio pubblico e basta.

"Se me lo avessero chiesto all'inizio, avrei risposto: non è possibile", ha raccontato l'80enne al Sunday Times. "Hollywood è un feudalesimo, ogni studio è un regno a sé. Non puoi arrivare lì e dire ai grandi gruppi come devono lavorare".

L'attore ha quindi spiegato anche allo stesso Trump perché non poteva accettare: "Grazie e ciao". Perché è fatto di aziende private e i proprietari non vogliono che qualcuno parli di soldi.

Stallone non è un politico, si definisce "quasi un ateo in politica", ma ha sostenuto Trump più volte e lo ha presentato a Mar-a-Lago dopo la rielezione del 2024.

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