Le relazioni sono componenti indispensabili della vita.

Inevitabilmente, nel corso della nostra esistenza, proviamo l’impulso a legarci intimamente con un altro essere umano.

 

Nel corso dei secoli eminenti pensatori, da Platone a Freud, fino ad arrivare agli esponenti della psicologia trans-personale hanno cercato di dare una spiegazione, di individuare il “processo” interiore ed esteriore che conduce due individui ad unirsi, tuttavia questa ricerca, seppur affascinante, si è rivelata parzialmente inconcludente e le motivazioni che spingono a questa scelta, così come la “causa originale” dell’incontro di due vite che scelgono di condurre la vita insieme, rimane ammantata dal mistero, una imperscrutabilità che ne aumenta il fascino e rende ancor più desiderabile la vita di coppia e porta gli esseri umani ad una ricerca spasmodica dell’amore, di un/una compagno/a, la propria metà, ecc…

Tuttavia questa costante ricerca ha portato ad individuare delle risposte relative alle dinamiche delle relazioni, in particolare sui motivi che conducono alla sua crisi e alla conseguente fine.

Una delle teorie moderne più interessanti, che può gettare nuova luce su un rapporto permettendo di analizzarlo in tempo e di sanarlo prima che si consumi la rottura, è quella cosiddetta delle “dinamiche di vincolo”, formulata da Hal e Sidra Stone, due psicoterapeuti americani ideatori del Voice Dialogue, metodo di terapia improntato sulla teoria che l’“Io” è formato da una molteplicità di sé o sub-personalità interiori.

Secondo gli Stone il processo di accrescimento della consapevolezza tramite la conoscenza di questi sé derivante dall’esperienza di muoversi nel mondo da questa prospettiva ampliata, permette di accedere a risorse inesplorate e inconsce che possono essere utilizzate dall’Io operativo nella vita quotidiana.

Uno di questi sé è il bambino vulnerabile. Quasi tutte le correnti psicologiche e anche alcune correnti filosofiche concordano su un punto: dentro ogni individuo, di qualsiasi età, continua a vivere una parte bambina, una componente fanciullesca che determina sentimenti, emozioni, scelte più o meno inconsce, di ogni persona. È la parte più antica dell’Io, la componente originaria di ogni persona di cui fa parte fin dal primo vagito e le varie componenti della personalità si sviluppano successivamente proprio con lo scopo di difendere questa parte bambina, vulnerabile, debole, indifesa.

Ogni individuo ha una componente animalesca che si manifesta principalmente tramite l’istinto di sopravvivenza. Il bambino vulnerabile vuole sopravvivere e, per farlo, deve essere protetto. Quando si inizia una relazione il bambino si sente accolto, coccolato, protetto, è tranquillo e felice perché inconsciamente, tra i due adulti, si sancisce un tacito accordo, uno scambio reciproco, in base a cui il membro della coppia si occuperà del bambino interiore del partner e in cambio quest’ultimo curerà la sua vulnerabilità.

Si innescherà così una dinamica genitore-figlio in cui di volta in volta i due amanti si scambieranno i ruoli, agendo da una prospettiva adulta o fanciullesca. Finché si mantiene questo equilibrio la dinamica di vincolo viene definita “positiva”, può darsi che si inneschi una spirale virtuosa per cui di volta in volta il sé genitore dell’uomo si occupi del sé bambina della sua compagna, successivamente sarà il sé bambino dell’uomo ad essere accudito dal sé madre amorevole della donna.

Ma cosa potrebbe succedere se uno dei due, per qualche motivo, venisse meno all’accordo?

Se il bambino interiore dell’uomo fosse trascurato per un periodo dalla madre della compagna perché per esempio la donna è molto stanca e stressata a causa dei molti impegni lavorativi e non riesce a dedicare molto tempo alla relazione? Probabilmente la dinamica di vincolo diventerà “negativa”, si innescherà un meccanismo di rancori e risentimenti, ripicche e piccole vendette per cui il genitore dell’uomo, sentendosi tradito, trascurerà a sua volta la bambina della sua compagna la quale a sua volta attiverà una madre giudicante e punitrice che a sua volta richiamerà il padre violento e severo che punirà e maltratterà la bambina ferita e indifesa della partner e così via.

Inevitabilmente ciò condurrà alla fine della relazione, tra rancori, incomprensioni, litigi e odio feroce. Un senso di tradimento pervaderà gli amanti, l’amore di un tempo sarà solo un pallido ricordo e si partirà alla ricerca di una nuova relazione, un nuovo partner cui affibbiare il compito di occuparsi della nostra vulnerabilità. Ma allora che fare?

Come evitare che si giunga al disastro, al declino della relazione e alla sua rottura?

Gli Stone, nella loro teoria, suggeriscono che una relazione sana si basi sul principio che ciascuno debba assumersi la responsabilità di accudire il proprio bambino interiore

Il partner non è un genitore, ma un compagno di viaggio nell’avventura chiamata “vita” e solo quando entrambi accettano di vivere la relazione dalla prospettiva di adulti responsabili e affidabili, che sappiano assumersi individualmente il compito di farsi carico delle proprie sofferenze, traumi, dolori, malinconie, difficoltà senza pretendere che sia qualcun altro a lenire le proprie ferite, il cammino insieme può durare in eterno.

Permette il gusto della scoperta, giorno dopo giorno, di assaporare la magia di un viaggio durante cui non sono rallentato da un vincolo che mi tiene legato all’altro come una corda che mi rallenta, ma sono al contrario sostenuto, accompagnato, nutrito. E sostengo, accompagno e nutro a mia volta.

Certo, la relazione può terminare anche in questo caso.

Nessuno può avere la garanzia o la certezza che un rapporto duri in eterno. Ma in questo caso il rapporto si interromperà perché ci si renderà conto che si è arrivati ad un bivio. E le strade devono separarsi, il cammino prosegue individualmente lungo altri percorsi. Ci si lascia, ma ci si saluta. Senza rancori, augurandosi buona fortuna e che il viaggio sia ricco di scoperte. Perché l’avventura continua per entrambi, in questo viaggio della vita.

 

 

(foto da psicologojuandelvalle.com)