Io non ne so niente di politica. Ho quindici anni, perché dovrei occuparmi di politica? Non voterò prima di compiere i diciotto e tre anni sono una vita.

Però è la politica l’unica cosa che mi riguarda ultimamente.

 

Perché è la politica che ha reso le strade insicure. Qualcuno ha alzato la voce dicendo che non era giusto il nostro governo, qualcun’altro ha urlato di abbassare la testa e poi non so chi ha preso le armi. Non so da dove arrivino le armi, ma pare che il punto sia anche questo. Perché il mio paese ha risorse, ha esseri umani, ha terra. E allora la politica diventa la ricerca di potere, soldi e persone da poter chiamare sudditi.

E la politica di cui non capisco niente mi ha fatto avere paura.

Perché le armi erano politiche, ma erano anche fucili, proiettili, coltelli, dolore e sangue.

Mi piacciono i film d’azione, quelli pieni di combattimento, però in quei film non senti il dolore e quando mi hanno colpito al braccio io sanguinavo e non ero per niente eroico. Ho pianto e me la sono fatta sotto, anche se non mi piace parlarne.

Per quella politica che non capisco siamo scappati, io con il braccio fasciato, gli altri cercando di non essere feriti. La politica ti caccia di casa con le sue armi, ma non ti dà da mangiare, non ti dà da bere, non ti aiuta quando devi correre via.

La strada è stata lunga e tanti sono rimasti indietro, la politica di alcuni che volevano aiutarci non è riuscita a raggiungerci in tempo e quelli che ci siamo lasciati alle spalle non incontreranno più nessuno adesso che sono morti sulla strada.

L’ultimo tratto di viaggio è stato quello che mi ha fatto più paura. Non so nuotare e il mare mi spaventa. Non ero voluto nemmeno iscrivermi in piscina, anche se i miei dicevano che era importante imparare. Come potevo immaginare che una notte la politica mi avrebbe buttato su una barca per cercare un posto dove stare sicuri, almeno per un po’?

Però siamo stati fortunati, non siamo affondati. L’altra barca che era partita prima di noi invece non è mai arrivata.

E adesso la politica, sempre quella che non capisco, sempre quella che non riesco a seguire, dice che non possiamo stare, dice che non possono aiutarci. Dice che il paese dove siamo arrivati non si può permettere di aiutarci perché hanno già tanti problemi.

Ma io non voglio creare problemi, io voglio solo fermarmi un attimo senza dover avere paura, ricominciare a studiare e magari capire, magari mi viene qualche idea per aiutare a risolvere qualche problema.

Sì, stavolta voglio capire la politica, del posto dove sono, e anche quella del posto dove vivono gli altri. Voglio capire perché dei paesi che hanno così tanto non possono aiutare noi che siamo così pochi. Non capisco perché non vogliono darci una mano quel tanto che basta per farci passare la paura. Non capisco perché la politica che prima urla, poi spara, poi ti insegue, alla fine ti dice anche che non puoi fermarti.

Io tutto questo non lo capisco e allora un giorno voglio impararlo.

Ma per stare sicuri voglio imparare anche a nuotare.

 

Le dimensioni dell’immigrazione nel Mediterraneo per capire il fenomeno:

L’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni ha dichiarato che in tutto il 2014 persero la vita 3279 migranti.

Dall’inizio del 2015, i migranti morti nel mar Mediterraneo sono 3,458. 

Sono circa 839mila i migranti salvati finora nel Mediterraneo. ( i dati sono aggiornati a Novembre 2015)

La politica dell’Europa deve capire che può decidere dove e come intervenire, ma non può restare indifferente né immobile.