Televisione "ring di combattimento": il 64% degli italiani boccia i toni aggressivi. Poletti: «Il conduttore non è la star, ma un facilitatore»

A Bergamo la prima presentazione de «Il presentatore perfetto» (Guerini): la ricerca con Business Intelligence Group svela la frattura generazionale sul galateo tv. Da Frizzi a De Martino, i modelli di eleganza che resistono alla polarizzazione.
Filippo Poletti torna in libreria con «Il presentatore perfetto» (Guerini e Associati), manuale che riceve la sua prima presentazione pubblica venerdì 6 novembre alle 18 alla storica Libreria Incrocio Quarenghi di Bergamo, nell'ambito del Festival dell'Impresa. L'evento, trasmesso anche in streaming sul sito del Corriere di Bergamo, segna il ritorno sul territorio orobico dell'autore milanese, classe 1970, già per quattordici anni alla guida della comunicazione digitale di Fiera Milano.
Alle spalle del volume c'è un'indagine impietosa: secondo la survey condotta da Poletti con Business Intelligence Group, il 64% degli italiani percepisce la televisione contemporanea come un «ring di combattimento» anziché come un salotto domestico. Un dato che, osserva l'autore, non è solo statistica ma riflette una realtà in cui i toni aggressivi degli schermi influenzano i comportamenti fuori dallo schermo, trasformando la comunicazione in scontro invece che in dialogo.
A dividere il pubblico è soprattutto l'età: le nuove generazioni risultano le più scettiche su un legame diretto tra urla televisive e condotte reali, al punto che quasi la metà di loro fatica a citare un solo esempio di comunicazione cortese nella vita quotidiana. Chi ha superato una certa soglia anagrafica conserva invece un ricordo nitido delle regole non scritte che dovrebbero governare il piccolo schermo.
Interpellati sui modelli di eleganza, gli spettatori più maturi indicano senza esitazione Fabrizio Frizzi, seguito da Corrado e Raimondo Vianello: figure che hanno tenuto incollato il pubblico senza mai ricorrere a guerre di volume, incarnando quel galateo televisivo che oggi pare sempre più raro. La loro capacità di condurre con empatia, silenzio e preparazione ha lasciato un'eredità difficile da eguagliare nel panorama attuale.
Sul fronte contemporaneo, Stefano De Martino guida la lista dei presentatori considerati eredi di quel patrimonio di stile, davanti a Gerry Scotti — definito «lo zio perfetto per il pranzo di Natale» — e a Paolo Bonolis, «cinico ma benevolo». Completano il quadro Angela Finocchiaro, Carlo Conti, Amadeus e Maria De Filippi, citati come praticanti di una conduzione non conflittuale, capaci di tenere alto l'ascolto senza scivolare nella volgarità.
La tesi di Poletti è netta: il presentatore non è la star ma un facilitatore, e il vero nemico di una buona conduzione è l'ego. Il suo metodo poggia su preparazione, ritmo, piano di contingenza e, soprattutto, sulla capacità di abbassare la voce quando il pubblico alza la propria. Una filosofia che rovescia il modello dello spettacolo urlato per puntare su un ascolto attivo e rispettoso: «la buona comunicazione, come una buona conduzione, non urla: ascolta».
Giornalista, docente di comunicazione all'Università di Pavia, speaker e formatore, Poletti vanta un percorso che affonda le radici nei quattordici anni di gestione della comunicazione digitale per Fiera Milano. La sua autorevolezza è consolidata dal riconoscimento di LinkedIn Top Voice, che lo posiziona come il giornalista italiano più seguito sulla piattaforma professionale.
Il manuale si configura così come strumento pratico per tutti i pubblici parlatori che devono far circolare idee invece di lanciare insulti. Un invito a recuperare il galateo non come formalità vuota, ma come pratica efficace di convivenza civile, sia sullo schermo sia nella vita quotidiana.