Addio all'Olandese Volante: la voce che ha fatto vibrare l'Italia muore in Tunisia

Federico l'Olandese Volante è morto venerdì 9 ottobre, all'età di 76 anni, nella sua casa in Tunisia. La notizia ha colpito come un boato improvviso nel cuor della radioitaliana, dove la sua voce rimane impressa nella memoria collettiva. Pochi giorni prima del decesso, il giornalista aveva concesso un'intervista al Corriere della Sera, che avrebbe visto la luce tra poche settimane. Inaspettatamente, è diventata un testamento.

Nella sua ultima raccolta di parole, Federico ha parlato con la sua consueta franchezza di scelte radicalmente poco comuni. Dopo 57 anni di radio — un'epoca in cui le vostre voci si intrecciavano con le stelle più grandi della musica mondiale — ha scelto di trasferirsi in Tunisia, spinto da una logica spietata: le tasse. «Pagherei 600 euro e vivo in una villa con piscina. A Milano affiterei un garage», aveva detto, con un riso che sembrava minimizzare l'inganno strutturale di un sistema che non lo ha mai premiato abbastanza.

È sesta, questa realtà. Conosciuto e intervistato praticamente ogni figura leggendaria — da John Lennon, tre mesi prima della sua morte, a Paul McCartney, passando per Frank Sinatra — Federico ha camminato per decenni tra le luci soffuse dei locali notturni e le onde radiofoniche che hanno segnato un'intera generazione. «Posso dire che forse l'unico lucido — ha rivelato — è stato Paul McCartney». Una confessione rara in un'epoca in cui l'incanto era più forte della logica.

Nato Frederik Matthijs Van Stegeren, in Olanda, il suo viaggio verso l'Italia è iniziato ai titori dell'istruzione gesuitica a Trento e si è consolidato a Radio Monte Carlo negli anni Settanta. «C'era l'idea di farsi apprezzare in una lingua che non lo era», aveva osservato con ironia. Il suo soprannome — «l'Olandese volante» — era nato da una scelta capricciosa di un direttore, in un momento in cui le radio pirata dominavano il mare del Nord e la musica rock era ancora considerata non seria in Italia.

La sua carriera a Milano — dopo sei anni a Monte Carlo, tra champagne, principesse polacche e notti in mare trascorse a bordo di un Riva — si è consolidata con la fondazione di Radio 105 con Claudio Cecchetto. «A Milano di radio nessuno capisce niente», aveva detto, rifiutando silenziosamente le dinamiche di potere. Poi RTL 102.5, dove ha lavorato per decenni, fino a quest'ultimo periodo, che ha scritto come una pagina vuota.

Oggi, mentre la sua voce si spegne definitivamente, si può dire che la sua carriera — ricca di incontri leggendari e scelte estreme — rimane un monito: l'Italia, che ha amato e scritto, non lo ha mai ampiamente ricambiato. «Avrei voluto un po' più di soldi», aveva confessato alla fine. «Quelli non guastano mai». Una verità crudele, che oggi rimbomba come un'eco nel silenzio della sua radio che non sarà mai accesa di nuovo.

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