«C'era una volta il West» torna su Sky: il testamento di Leone tra il mito e la ferrovia
ROMA - C'è un'ora precisa, stasera, in cui la televisione smette di essere intrattenimento e torna a fare il suo mestiere più alto: custodire la memoria. Alle 18.15 Sky Cinema Drama manda in onda «C'era una volta il West», il film con cui Sergio Leone, nel 1968, chiuse i conti col western classico per consegnarci l'unico western possibile dopo la fine dell'epopea.
Non è una replica qualunque. È il ritorno di un'opera che in Italia incassò due miliardi e mezzo di lire (terzo risultato della stagione 1968-69) e che il tempo ha trasformato da blockbuster a pietra miliare. Leone abbandona il cinismo spiccio della «Trilogia del dollaro» e filma un'elegia: Sweetwater, il fazzoletto di terra con l'unica acqua della regione, diventa il palcoscenico su cui la ferrovia – simbolo della civiltà dei commerci – calpesta il mondo senza regole.
La trama la conosciamo a memoria, ma vale la pena rileggerla come si rilegge un classico: l'ex prostituta Jill (Claudia Cardinale) compra il terreno; il magnate Morton (Gabriele Ferzetti) manda il killer Frank (Henry Fonda) a eliminarla; un pistolero senza nome, «Armonica» (Charles Bronson), appare all'orizzonte con un conto in sospeso. Niente eroi, solo fantasmi che si riconoscono nello specchio della Storia.
E poi c'è la colonna sonora. Ennio Morricone non accompagna le immagini: le dirige. Il tema di Jill, il fischio di Armonica, il silenzio che pesa più delle note – tutto concorre a fare di questa partitura un personaggio a sé stante, forse il più vero del film.
Questa sera non guardiamo un western. Assistiamo al funerale del West, celebrato da un regista che sapeva che il mito muore quando arriva il treno. E che il cinema, a differenza della ferrovia, sa tornare indietro nel tempo ogni volta che premiamo play.