Quel pugno di dollari che ancora ci fa sognare: Leone, Eastwood e la magia (spaghetti) che non invecchia mai
ROMA – Lunedì 5 ottobre, alle 21.10, Rai Movie ci regala una di quelle serate che valgono più di un abbonamento a qualsiasi piattaforma streaming: torna «Per un pugno di dollari». Il capostipite della «trilogia del dollaro», il film che nel 1964 ha insegnato al mondo che il West non stava solo a Monument Valley ma anche ad Almería, e che un uomo senza nome (un giovanissimo, magnetico Clint Eastwood) poteva valere più di mille spalleggiatori.
«Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto». La battuta è storia, ma riascoltarla oggi, nella quiete del salotto di casa, ha il sapore dolce di un ritrovamento. Sergio Leone la girò in sole otto settimane, con un budget che a Hollywood non avrebbe pagato neppure il catering, eppure quel pugno di dollari – letteralmente – ha cambiato la grammatica del cinema. Merito anche di Ennio Morricone, che con la sua tromba solitaria e quel fischio inconfondibile ha scritto la colonna sonora dell'epica minima, dell'eroismo sporco e meraviglioso.
Accanto a Eastwood, un cast che è un trittico di gloria italiana: Gian Maria Volonté, glaciale e teatrale nei panni di Ramón Rojo, e Mario Brega, l'iconico Chico, volto ruvido e tenero di un cinema che sapeva essere popolare senza mai essere banale. Il film rilanciò un genere dato per spacciato, aprendo la strada a «Per qualche dollaro in più» e «Il buono, il brutto, il cattivo».
In attesa della messa in onda, vale la pena riscoprire le curiosità che si nascondono dietro le quinte: dalla causa con Akira Kurosawa (che vide in quel «pugno» il suo «La sfida del samurai») al mistero di Marisol, la «bambina prodigio» spagnola che incantò l'Italia. Piccoli segreti per un film che, a quasi sessant'anni di distanza, continua a sparare dritto al cuore. Perché, diciamocelo: non si smette mai di avere vent'anni quando parte quel fischio.