Pippo Baudo, la Rai lo ricorda con una targa. I figli no: «Incoerente»

Sottotitolo: Lo Studio Pippo Baudo è stato inaugurato l'1 ottobre a Saxa Rubra; i figli del conduttore scomparso nel 2025, Tiziana e Alessandro Baudo, non hanno partecipato. Tiziana: «Gli omaggi hanno senso se coerenti con la storia». Dietro il no, lo strascico della cessione del Teatro delle Vittorie.

ROMA – La targa c'è. I Baudo, no. Lo Studio Pippo Baudo nella cittadella Rai di Saxa Rubra è stato inaugurato l'1 ottobre; Tiziana e Alessandro Baudo, figli del conduttore scomparso nel 2025, non hanno presenziato. Assenza pesante, talmente pesante da diventare subito una storia a sé. A poche ore dalla prima puntata di Ballando con le Stelle, in diretta proprio dal nuovo spazio, Tiziana ha messo le parole in fila come chi sa che ogni virgola fa rumore: «Non ho partecipato all'inaugurazione dello studio di Saxa Rubra per una scelta precisa e coerente. Non certo per una dimenticanza, né per mancanza di rispetto. Trovo certamente doveroso che la Rai abbia deciso di ricordare mio padre. Ma credo anche che gli omaggi abbiano un senso quando sono coerenti con la storia che intendono celebrare».
Traduzione senza filtri: il cuore si può celebrare, ma non se gli si toglie il palco.

Il punto, per carità, non è il rito. È il Teatro delle Vittorie. Non una sala qualunque: lo studio leggendario che ha ospitato i più importanti varietà della storia della televisione italiana. Dentro ci sono passati Pippo Baudo, Mina, Raffaella Carrà, Mike Bongiorno, Corrado. Ci sono passati gli sguardi, i cori, i sipari e le nottate di produzione che a casa italiana sapevano un po' di magia e un po' di nostalgia. Un mito.
«Mio padre – ricorda Tiziana – si batté personalmente perché il Teatro delle Vittorie non diventasse un supermercato e perché la Rai lo acquistasse. Quel teatro è poi diventato uno dei luoghi simbolo della sua carriera e di una stagione irripetibile della televisione italiana. È stato persino il luogo scelto per salutarlo l'ultima volta».

Le parole amare peggiorano perché sono precise. «Faccio fatica a comprendere – prosegue – come si possa pensare di dismettere proprio quel luogo e, contemporaneamente, ritenere che l'intitolazione di uno studio a Saxa Rubra possa rappresentare un riconoscimento equivalente e realmente all'altezza della sua storia».
Qui il filo si spezza: la Rai può celebrare con un nome. Tiziana Baudo vuole la coerenza con i luoghi. Altrimenti è solo un nome su un muro.

La ferita non è nata ieri. Nei mesi scorsi anche Renzo Arbore e Fiorello avevano messo i piedi sul tavolo contro la vendita del Teatro delle Vittorie. Fiorello, tra l'altro, non se l'è fatta sotto: venderlo, secondo lui, sarebbe stato «un crimine contro lo spettacolo italiano». Il ministro della Cultura Alessandro Giuli si era esposto personalmente, garantendo di fare «tutto il possibile». E Fiorello aveva letto il suo messaggio su Radio2, durante la Pennicanza: «Il ministro mi ha scritto: 'Siamo poveri, ma ce la mettiamo tutta e vediamo come va a finire'».
La Rai, dall'altro lato, aveva fornito la sua replica. L'ad Giampaolo Rossi aveva ribadito: «Il Teatro delle Vittorie non può diventare un supermercato e la Rai dà la massima disponibilità, nel caso in cui le istituzioni volessero fare un progetto museale, a fornire i contenuti necessari».

Poi, al momento della verità: niente di fatto. A margine dell'inaugurazione di giovedì scorso, lo stesso Rossi ha provato a chiudere il cerchio: «Colgo l'occasione per fare un cenno sulle polemiche del passato attorno al Teatro delle Vittorie e alla sua vendita: la risposta alla cessione di locali e spazi non più considerati utili per l'azienda è esattamente questa realizzazione».
Stare attenti, qui: la «risposta» alla perdita del teatro è uno studio nuovo. La Rai propone l'alternativa; i Baudo non l'hanno accettata. E Tiziana, con la sua calma da chi non alza la voce perché le basta il silenzio, spinge sulla coerenza: «Le targhe sono importanti, ma la memoria non si tutela soltanto con le targhe. Si tutela anche preservando i luoghi, la storia e ciò che quei luoghi rappresentano».

E sul perché non c'è, la figlia di Pippo chiude con la battuta più pesante: «Partecipare avrebbe significato dare il mio assenso ad un'operazione che, per come è stata concepita, rischia di apparire più come un gesto formale e compensativo che come un autentico riconoscimento. E io ho preferito non prestarmi a questa rappresentazione. Non ho voluto fare polemica: ho semplicemente scelto la coerenza, qualcosa che mio padre ha sempre ritenuto un valore irrinunciabile, facendone uno dei principi cardine della sua vita, personale e professionale».

Il siparietto, quindi, si apre. Ballando partirà dal nuovo spazio con la Rai che canta il nome del mito. Tiziana Baudo, nel frattempo, sta al largo: per lei senza il Teatro delle Vittorie il ricordo non è completo. Fine della telenovela, resta la scena madre.

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