Nessun dolore: Amelio racconta la sofferenza silenziosa tra piazze romane e le strade dell’immigrazione
Un film sulla sofferenza che non cerca facili emotività, ma indaga il dolore quotidiano che si nasconde nei silenzi, nei corpi stanchi e nelle speranze infrante.
*Diretto da Gianni Amelio*, “**Nessun dolore**” (Italia, 2026, 96’) è nelle sale distribuito da 01 Distribution. Protagonisti Alessandro Borghi, Valeria Golino e Valerio Mastandrea, con un giudizio di 3,5 su 5. La trama
Si apre con Davide (Borghi), un trentenne che vende libri usati in Piazza Risorgimento a Roma, più bravo a piazzarli che a leggerli. Al suo fianco c’è Elsa (Golino), una docente universitaria e fedelissima cliente del chiosco che gli regala vecchi volumi, sostegno e tenerezza. L’idillio si spezza quando un bambino nordafricano, consegnato dal padre come un pacco senza ritorno, inizia a seguirlo in silenzio. Da quel momento si innescano una serie di eventi che Davide non riesce a controllare: un incidente, la corsa in ospedale, l’incontro notturno con Aminah, un’adolescente algerina incinta appena sbarcata, e poi un appartamento che sera dopo sera si riempie di immigrati e senzatetto, figli di un senso di colpa crescente. La vicenda culmina con la denuncia dei condomini e la condanna per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Il direttore di scena, Gianni Amelio – che ha scritto la sceneggiatura insieme a Davide Serino (con la collaborazione di Andrea Quetti) – procede con calma, lasciando che siano le pause, i gesti marginali e i silenzi a rivelare ciò che i personaggi vorrebbero nascondere. Il passato riaffiora attraverso ricordi e confessioni, trasformando un dramma apparentemente individuale in una riflessione universale sulla responsabilità, sulla colpa inesorabile e sulla capacità sempre più rara di riconoscersi come esseri umani. I personaggi sono osservati con una pietas che non assolve, compresi senza essere giustificati, e il disagio non produce redenzione: lascia solo un’amara consapevolezza.
Tra i pregi del film c’è la capacità di dare voce a un dolore che spesso non trova parole, di mostrare figure amiche legate da affetto, dipendenza o rancore, ciascuna portatrice di verità o, più spesso, di indifferenza ed egoismo sociale. Tra i difetti, invece, lo sguardo severo rischia di diventare freddo, e il tema complesso dell’immigrazione di trasformarsi in una favola addolorata, in un ritratto poetico dell’umanità che, pur volendo difenderla, finisce per allontanarla.
Secondo Amelio, l’unica via d’uscita per non perdersi è imparare a convivere con la sofferenza. Nelle interpretazioni, Borghi si dimostra misurato, empatico e fragile, mentre Golino trasforma Elsa in una donna fatta di sguardi, sentimenti e desideri. Mastandrea offre una partecipazione discreta.
In sintesi, “Nessun dolore” è un film che non cerca consolazione, ma che costringe lo spettatore a confrontarsi con il disagio di un mondo in cui “non c’è nessun dolore perché ce n’è troppo”, un mondo in cui il dolore spesso non trova le parole per esprimersi.