The Departed: 20 anni di doppi, paranoia e identità in un thriller di Scorsese che gioca con le maschere
Oltre al successo agli Oscar, un'analisi del cinema di Martin Scorsese attraverso l'ambiguità morale e il gioco delle identità clandestine.
È passato un ventennio dalla prima mondiale di The Departed – Il bene e il male, quel thriller poliziesco cheScorsese ha lanciato con l'ironia di un regista che ama fare il teatro con la vita: due anni dopo, da New York a Boston, il film si è trasformato in un caso di identità inconfondibili, una vera e propria dimostrazione di come le maschere siano il vero sogno (o incubo) di chi vive tra parole e verità.
La trama, prenda in prestito diretto l'originale hongkonghese Infernal Affairs, gioca con una condanna esistenziale: due uomini, due mondi, due vite che si intrecciano come un occhio di falco (o forse un occhio di Scorsese, sempre attento ai dettagli). Billy Costigan (Leonardo DiCaprio), poliziotto costretto a diventare criminale per infiltrarsi nella banda di Frank Costello (Jack Nicholson), e Colin Sullivan (Matt Damon), informatore che passa segreti alla mafia, sono due specie di fratelli paralleli, separati da una sola differenza: la prospettiva.
La loro simmetria è quasi un gioco di specchi, come una performance teatrale in cui tutti sono attori e nessuno è libero di esprimere l'essenza. La violenza, in questo sistema, diventa il codice di comunicazione più efficace: un modo per ricostruire l'equilibrio in un mondo dove le identità si sfogliano come pagine di un libro aperto. Ma Scorsese, con la sua lunga esperienza, sa di muscoli sottili cosa manca: la profondità. Il film sembra più interessato al meccanico del gioco delle maschere che a una riflessione sul Bene e il Male, pur rimanendo un opera impeccabile, sostenuta da grandi attori e una regia che sa passerellare l'azione con l'ironia.
Agli Oscar, invece, vince quattro premi: film, regia, montaggio e sceneggiatura non originale. Un successo che, se da un lato è il frutto di una costruzione tecnica impeccabile, dall'altro sembra mancare di quel pizzichino eversivo che ha reso celebri opere come Gangs of New York o The Aviator. Forse è proprio questo il suo trucco: farci credere che l'identità sia solo un'idea, e non una condanna. Ecco perché, vent’anni dopo, The Departed ci lascia ancora un'ombra di domande, mentre i suoi personaggi, imprecisi, continuano a camminare tra le loro due vite, come se lo spirito di Scorsese li avesse già consapevoli: recitare per sopravvivere, eppur, sentirsi davvero.