Bardot all’asta: 285 oggetti della sua vita privata e la polemica fondazione

Bardot all’asta: 285 oggetti della sua vita privata e la polemica fondazione

L’Hôtel Drouot di Parigi ospiterà domani, lunedì 21 settembre, una vendita straordinaria di 285 oggetti appartenuti a Brigitte Bardot, icona del cinema francese scomparsa a 91 anni il 28 dicembre 2025. La collezione, curata da Millon e organizzata dalla Fondazione Brigitte Bardot, mescola disegni, ritratti, mobili, strumenti musicali e ricordi intimi della regina del cinema. Ma dietro l’asta nasconde una vera e propria tempesta familiare e istituzionale.

Il punto di contenzioso riguarda Bernard d’Ormale, ultimo marito di Bardot e ex presidente della fondazione, che ha definito "scandalosa" la scelta di mettere all’asta ciò che considera oggetti intimi della moglie. Per d’Ormale, la vendita è una presa in giro: la fondazione possiede immobili e ne vende uno, non conservarli per una futura apertura della Madrague, la sua storica residenza di Saint-Tropez. "È una mancanza di rispetto alla memoria di Brigitte", ha dichiarato all’AFP.

Secondo d’Ormale, circa tre quarti dei beni messi in vendita provengono dall’appartamento parigino di Bardot in rue de la Tour, mentre il resto deriva dalla Madrague. Tra i lotti vi sono un disegno di Jean‑Jacques Sempé realizzato con inchiostro di china (lotto 40, 5.000‑10.000 euro), un Kamasutra illustrato da Albert Dubout (lotto 41, 400‑600 euro), un ritratto di Roger Vadim dipinto a matita e carboncino (80‑120 euro) e un autoritratto dell’attrice su carta blu (200‑300 euro). Due chitarre appartengono anch’esse alla collezione: una Yamaha apprezzata 200‑300 euro e una chitarra flamenca Admira, custodita nella custodia Tobago, valutata 300‑500 euro.

La controversia prende forma in un contesto già teso: pochi giorni prima, la fondazione ha risolto il mandato di presidente di Bernard d’Ormale, sostituendolo con Max Guazzini, ex presidente del gruppo NRJ. La Fondazione insiste sul fatto che la vendita fosse stata approvata nel giugno scorso dal consiglio di amministrazione, compreso d’Ormale all’epoca presidente. Tuttavia, l’ex marito sostiene di non aver compreso che si trattasse proprio di oggetti intimi, e ha accusato la fondazione di una mossa calcolata per massimizzare i profitti.

Non solo si tratta di beni materiali. Tra i pezzi più significativi figurano disegni a carboncino che ritraggono Bardot con il suo cane, una tela con un gatto e un cucciolo, e due collari consumati con medagliette che recano i recapiti dell’attrice. Anche la collezione racconta il legame di Bardot con la musica e la danza: prima della carriera cinematografica aveva studiato danza classica al Conservatorio di Parigi nel 1947 e, nel 1956, con *Et Dieu… crée la femme* di Roger Vadim, raggiunse la consacrazione internazionale. La sua passione per la chitarra, appresa nel 1957 durante le riprese di *Gli amanti del chiaro di luna*, rimase viva anche a Saint‑Tropez.

La Madrague, acquistata da Bardot nel 1958 sulla baia dei Canoubiers, rappresenta un altro pilastro della collezione. Oggi è un luogo simbolo della sua vita, ma i beni provenienti da quella residenza sono lontani dall’immagine patinata della diva, rendendoli capaci di raccontare la dimensione quotidiana di un’icona del cinema. La vendita, dunque, non è solo un evento commerciale, ma un vero e proprio dialogo tra memoria personale e strategia istituzionale, che ha acceso una polemica che mette in discussione il rapporto tra famiglia, eredità artistica e gestione di un patrimonio culturale.

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