Oggi ho visto il film “Dorian Grey”, niente a che vedere con il libro, ma mi ha portato a riflettere sul fatto che tra poco sarà Carnevale. Strano collegamento direte voi, ma pensateci un attimo: nel romanzo di Wilde possiamo dire che il protagonista porti una maschera e cosa facciamo noi a Carnevale?

 

Non ho mai amato questa festa; fin da piccola tutti quei volti mascherati mi hanno incusso timore: cosa si poteva celare dietro? Cosa avevano tutti da nascondere? Come potevi guardare in faccia queste persone e capire chi realmente fossero? Dorian Grey è proprio questo: una maschera vivente che occulta la propria anima. 

Alcuni affermano che ci mascheriamo per sentirci liberi, ma non sono d’accordo: per prima cosa perché in assoluto sarebbe molto triste aspirare alla libertà per un unico giorno all’anno comportandosi tutti nella stessa maniera, uniformandosi a regole prestabilite.

Secondariamente perché, in realtà, una maschera la indossiamo sempre: ogni volta diversa a seconda delle circostanze, ogni volta differente a seconda di chi ci troviamo di fronte e, a volte, la indossiamo anche guardandoci allo specchio.

Chi, infatti, può affermare con assoluta sincerità di essere sempre se stesso? La risposta è nessuno.

In realtà, viviamo in un Carnevale perpetuo mascherato a sua volta da normale routine.

Non tutte le maschere vengono indossate per ingannare: nella maggior parte dei casi il travestimento serve a proteggere noi stessi dal mondo esterno.

Alla fine, la maschera non fa male a nessuno se non a chi la indossa.

Negli ultimi anni questo fenomeno si è intensificato: l’avvento dei social network rende possibile nascondersi dietro a post, cinguettii e frasi fatte che poco hanno a che fare con la nostra vita reale, con il nostro vero io. In generale si riscontra anche un appiattimento del fenomeno. Le maschere da estrose, colorate, vivaci, paurose, pazze stanno diventando anonime uniformandosi ai personaggi protagonisti dell’umanità: gli intellettuali, i belli, i controtendenza, gli alternativi, i bigotti, i moralisti…

“Ogni falsità è una maschera, e per quanto la maschera sia ben fatta, si arriva sempre, con un po’ di attenzione, a distinguerla dal volto.” (Alexandre Dumas)

Detto da colui che ha scritto “Il conte di Montecristo” questa frase ha un peso enorme: Edmond Dantes è l’emblema del travestimento e non solo quando si maschera dai suoi alter ego come l’abate Busoni o Lord Wilmore, anche quando mostra il suo vero volto in realtà porta una maschera.

Questo è il punto: a cosa serve mascherarsi da qualcun altro se anche quando ci presentiamo a viso aperto nessuno ci riconosce?

Dicono che gli occhi siano lo specchio dell’anima: questo vuol dire che, a chi dice di conoscerci, dovrebbe bastare guardarci negli occhi per capire chi siamo. Siamo noi che facciamo di tutto perché ciò non accada.

Avete mai osservato un bambino? Le sue espressioni sono genuine, naturali: i suoi occhi veramente innocenti. Le sue frasi senza filtro, i suoi pensieri puri.

Le maschere iniziamo a indossarle quando riceviamo la prima delusione, quando ci vengono imposte regole dettate dalle convenzioni sociali che poco hanno a che fare con la nostra essenza. Anche nella gioia un adulto è costretto a tenersi a freno; i nostri sentimenti sono inscatolati in atteggiamenti preconfezionati e standardizzati. Chi non si adegua è bollato a vita, costretto per sempre a indossare la lettera scarlatta.

Pensate perciò se da questo Carnevale invece che travestirci iniziassimo a spogliarci di tutte le inibizioni, di tutti i freni sociali, di tutte le maschere: un giorno all’anno di follia pura in cui la verità e la sincerità vincono sulla società.

I caratteri del Carnevale risalgono a celebrazioni molto antiche come le dionisiache greche o i saturnali romani.

In queste particolari feste l’ordine e le regole lasciavano il passo al caos, all’abbattimento delle gerarchie, alla baldoria e allo scherzo. Per questo motivo è pensiero universale il concetto che mascherandosi potremmo finalmente essere noi stessi ma, poiché la maschera serve per celare, possiamo trarre la conclusione che ci si vergogni ad essere se stessi.

Qui il cerchio si chiude e ritorniamo al punto di partenza.

La maschera cela, nasconde. Noi indossiamo una maschera sempre, costantemente. Noi ci vogliamo occultare. Perciò il Carnevale dovrebbe essere festeggiato senza maschere visibili o invisibili che siano, questa sarebbe la vera celebrazione del caos.

 Arriverà un giorno in cui non riusciremo a ricordarci quante maschere abbiamo addosso finendo per non riconoscere nemmeno noi stessi.