In quanti siamo a scrivere? Tanti, tantissimi. Forse troppi. Comunque sia, il nostro è un Paese democratico per cui a ognuno è concesso di esprimere la propria creatività e le proprie idee come meglio crede.

 

A questo punto però sorge un problema: come farsi notare? Come far sentire la propria voce, dimostrare che si ha veramente qualcosa di condivisibile da dire? La strada è irta, terribilmente ostacolata e diciamolo, il più delle volte la tentazione sarebbe quella di prendere il proprio pc e scaraventarlo giù da una finestra.

Nulla di più sbagliato. Il segreto è la determinazione. E qualche piccola astuzia.

Intanto partiamo dalla materia principe di tutto questa gimkana ovvero il libro: curiamolo.

Un libro parte come “un vomito di parole ” per poi doversi trasformare in un prodotto di alta qualità. Leggiamolo più volte, affidiamolo anche alle amorevoli letture di qualcun altro, correggiamo e modifichiamo, limiamo e riscriviamo. Tutto purché il risultato finale sia ineccepibile. E non stiamo a fare nessun tipo di gara: “io, ogni sei mesi sono in grado di sfornare un romanzo”, dicono in molti: complimenti, io magari in sei mesi ho giusto sgrossato le prime imprecisioni. Ognuno ha i suoi tempi.

Seconda fase. In molti dibattono sull’utilità o meno di un’agenzia: liberi di crederci o no, se non si ha qualcuno dietro che sia preparato in materia di editoria… oh beh, si può arrivare fino ad un determinato livello e stop.

In questo momento, io ritengo che l’importante lavoro fatto in precedenza sul proprio libro si riveli fondamentale: ricordiamo che le agenzie letterarie, quelle quotate intendo, hanno già un portafoglio di autori da curare per cui c’è bisogno di tutto il nostro garbo per attirare l’attenzione.

Garbo nello scrivere certo, ma anche garbo nel presentarsi, nel creare un proprio curriculum. Ci vuole impegno; ci vuole pazienza. In tanti ci diranno di no, specie modo agli inizi. Poi ci vuole attenzione: molti sedicenti agenti lo fanno a scopo di lucro senza avere un vero e proprio passpartout che ci possa veicolare verso una buona pubblicazione.

Terza fase. L’editore.

Anche in questo caso ci sarebbero molte cose da dire ma eviterò di sciorinare la solita paternale sull’editoria a pagamento, la richiesta di contributi, il self publishing e quant’altro. Diciamo solo che per nostra fortuna, il mondo intorno a noi ci mette a disposizione tutta una serie di strumenti tra i più svariati per creare il nostro percorso letterario come meglio riteniamo: scegliamolo con cura, così come abbiamo curato la nostra opera perché molto probabilmente da quello dipenderà il nostro futuro editoriale.

E se arriviamo alla tanto ambita pubblicazione? Ottimo. Ma teniamo presente che il bello deve ancora iniziare: alla stregua di un venditore porta a porta impariamo a metterci in gioco; mettiamo la nostra faccia ovunque, parliamo, facciamoci conoscere, creiamo progetti. Non avevate la faccia di bronzo? Ora è il caso di farsela venire. Un vecchio proverbio che mi diceva spesso mia nonna dice che chi ha faccia si sposa; chi no resta con la mamma.

Mano alle penne, amici autori. Mai demordere. E buona fortuna.

 

 

(un vomito di parole citazione della scrittrice Sara Bilotti)