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Cultura

La poesia "viaggia" (anche) nella mètro

La poesia "viaggia" (anche) nella mètro

Avevo già parlato dei "libri liberati" attraverso il bookcrossing e della piacevole ed evocativa sensazione che può regalare l'imbattersi in una poesia di strada.

Adesso vorrei parlare di un particolare tipo di poesia "in movimento".

No, non si tratta di una nuova"app" da scaricare sul nostro smartphone (e poi, davvero ci sarebbe ancora spazio in queste scatolette da cui non ci stacchiamo mai?), ma di un'esperienza reale caratterizzata dalla stessa idea di base del bookcrossing e della poesia di strada:

i libri, la poesia, e tutto il buono che da questi può nascere, non devono per forza restare "fissi" negli scaffali di una libreria o di una biblioteca convenzionale, ma possono "muoversi", arrivare in luoghi inconsueti (per dei libri) e raggiungere anche le persone che stanno viaggiando o semplicemente si stanno spostando per andare al lavoro.


"A Poem On the Underground Wall" cantavano Simon & Garfunkel... e proprio a Londra, già nel 1986, è nato il progetto Poems on the Underground, ancora oggi vivissimo e bene accolto dall'utenza (proprio l'anno scorso ne è stato celebrato il trentesimo anniversario): si tratta di una iniziativa (nata da un'idea condivisa da un gruppo di scrittori, Judith Chernaik, Gerard Benson e Cicely Herbert, e realizzata in collaborazione con la metropolitana di Londra) che consiste nel disporre alcuni pannelli sui vagoni della metropolitana, con la trascrizione di poesie al posto (meraviglia!) delle inserzioni pubblicitarie.

Le poesie, selezionate dagli ideatori, appaiono nei vagoni tre volte all'anno e danno voce sia a poeti molto famosi, sia a quelli meno conosciuti.


Questa iniziativa si è poi diffusa in molte città del mondo e tra queste c'è anche New York dove i vagoni e le stazioni delle principali linee della metropolitana vengono decorati, con i versi di autori giovani e anche non particolarmente noti, fin dal 1992. Il merito di questa diffusione poetica si deve alla Poetry Society of America e alla Metropolitan Transportation Authority (MTA, la società di trasporti cittadina) che con il loro progetto Poetry in Motion hanno dato la possibilità a centinaia di poesie di "catturare" lo sguardo di milioni di passeggeri.

Poesia "in motion" quindi, e proprio di vero movimento si tratta:

con l'attuazione di questi progetti le poesie perdono infatti la staticità dei libri e acquistano la dinamicità delle metropolitane e del mondo che vi ruota attorno, rendendo gli spostamenti più stimolanti per tutti i viaggiatori.

E non è necessario essere grandi lettori o appassionati di poesia per essere "colpiti" dalle parole scritte:

un verso, letto per caso in un momento di quotidiana frenesia, può innescare in chiunque una serie di pensieri che potrebbero aiutare a rallentare un po' il ritmo, a ripescare memorie piacevoli, a dar vita ad azioni "di cambiamento" o di ricerca.

Leggendo quelle parole, ideate in un altro tempo e luogo da un'altra persona (mentre anche il lettore si sta spostando nello spazio, in un tempo che solitamente viene considerato "perso" o comunque vuoto), si potrebbero creare piccole scintille di pensiero ed emozioni... Come?... Dite che pure la foto della modella seminuda o dell'ennesimo orologio di lusso può provocare dei pensieri? Sì, ma io mi riferivo a qualcosa che andasse oltre i pensieri sempre un po' troppo "mercificati" in cui siamo immersi anche nostro malgrado.

La stessa ideatrice di Poems on the Underground, Judith Chernaik, ha spiegato che nella selezione dei testi da trascrivere sui pannelli uno dei criteri è proprio quello di trovare poesie che rientrino nei limiti di uno spazio pubblicitario, sottolineando poi che le poesie della mètro sono popolari (e non elitarie come spesso si pensa della poesia) proprio perché offrono una via di fuga dalle pressioni combinate della pubblicità e del lavoro quotidiano.

In ogni caso, che si riesca o meno a evadere tramite le poesie "viaggianti", queste iniziative sono davvero un bel tentativo per migliorare le giornate delle persone: male che vada avremmo letto qualcosa di diverso dai soliti slogan pubblicitari che, in generale, promettono molto, non regalano nulla (e ci fanno troppo spesso sentire inadeguati).


In Italia, a Torino, proprio in questi giorni è proposta un'iniziativa simile, anche se non viene utilizzato il canale visivo della scrittura, ma quello uditivo della lettura e quindi dell'ascolto: da gennaio, infatti, fino al 15 aprile 2017, la metropolitana di Torino darà voce alla poesia con il progetto Metro Poetry. In tutte le stazioni, all'interno della normale programmazione di Radio GTT (Gruppo Trasporti Torinese) verranno inserite più volte al giorno, brevi letture eseguite da otto lettori e lettrici, diversi per provenienza, età, ritmo, timbro, cadenza.

Lettori che interpreteranno i versi (accompagnati da un sottofondo musicale) di diciannove poeti, scelti fra i più noti e i più studiati (da Giacomo Leopardi a Edgar Lee Masters, da Emily Dickinson a Federico Garcia Lorca, da Giovanni Pascoli a Jacques Prévert):

si tratta di oltre settanta poesie, o frammenti di poesie, selezionate tra quelle maggiormente conosciute per sollecitare nell'ascoltatore il senso di ricordo e di familiarità (ma non mancheranno comunque alcune letture di testi meno conosciuti, per mantenere viva anche la curiosità e la voglia di scoperta).


Metro Poetry è un progetto ideato dall'Associazione culturale YOWRAS –  Young Writers & Storytellers (che non è nuova a esperimenti poetici del genere) in collaborazione con alcune case editrici: gli ideatori sono appunto convinti che la poesia possa entrare a far parte delle nostre giornate, magari in quel tragitto tra casa e lavoro che spesso non è il nostro migliore momento, regalando così una nuova piacevole consuetudine o l'inizio di una nuova ricerca.

Decisamente significativo è il sorriso sognante che si vede sul volto (disegnato di profilo, davanti a un microfono, e ricavato dal percorso reale della Linea 1 della metropolitana di Torino) nell'immagine ideata per rappresentare Metro Poetry.

Ancora una volta vorrei suggerire l'idea che la poesia è veramente di tutti, e non è soltanto "inarrivabile roba da libri", ma ci può raggiungere in ogni luogo. Basta guardarsi attorno e avere voglia di trovarla.

(foto di Poems on the Underground da thefirstpint.co.uk, foto del logo di Metro Poetry d awww.yowras.it )


  30  Gen  2017 ,
Irene Marchi

Irene Marchi

Autrice di poesie con la raccolta poetica Fiori, mine e alcune domande - Sillabe di Sale Editore. Scrive di poesia e poesie nel suo blog Lapoesianonsimangia http://lapoesianonsimangia.myblog.it/  

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