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Come è fatto un romanzo da Premio Nobel: “La Casa Verde” di Mario Vargas Llosa

Come è fatto un romanzo da Premio Nobel: “La Casa Verde” di Mario Vargas Llosa

Nel romanzo “La Casa Verde” di Mario Vargas Llosa la storia si svolge, fra continui intrecci, in due luoghi molto diversi fra loro.

 

 I luoghi del Romanzo “La Casa Verde”.

 Il primo è Piura, dove viene costruita la Casa Verde. Il paese è un raggruppamento di case circondato dal deserto (da arenales )che con il passare degli anni diventa una città.

Llosa giunge a Piura all’età di nove, dieci anni e vi resta per un solo anno. È un periodo importante nella vita dello scrittore peruviano “Le cose che ho fatto, la gente che ho conosciuto, le strade e gli spiazzi… sono rimasti impressi a fuoco vivo nella mia memoria “.

 Il secondo è Santa Maria de Nieva, al confine con la selva, “Su due colline che sono come i vertici della città, ci sono i locali della Missione”. In questo luogo al confine del mondo civilizzato risiedono Bonifacia, il personaggio femminile più importante del romanzo, Angèlica, Patrocinio e le altre suore cercatrici di allieve.

 Un altro luogo compare in realtà nel romanzo: è il Marañón superiore, il fiume che, attraversando il Perù, contribuisce a formare il Rio delle Amazzoni. È su queste acque che passano molti dei personaggi, come immagini temporanee, per svilupparsi poi a Piura o a Santa Maria de Nieva.

 

I miti nel romanzo “La Casa Verde”.

 Nel libro “La Casa Verde” molte figure, terribilmente reali si trasformano poi in miti e immagini surreali. La stessa Casa Verde, un postribolo, è una di queste.

L’edificio costruito da uno straniero, Anselmo, del quale non si sa molto è distrutto da un incendio e poi ricostruito creando, nell’immaginario dei cittadini di Piura, il ricordo di un luogo leggendario.

 Bonifacia è una suora all’inizio, poi una sposa e infine una prostituta con il nome di “La Selvatica”; di lei si intuisce un indole ribelle, poi L’ingenuità e infine l’evoluzione in cinica e rassegnata abitante della Casa Verde.

 ”- Ora mi stai diventando di nuovo triste, Fushìa,- disse Aquilino.- …Coraggio, chiacchiera un po’… “  sul Marañón superiore Mario Vargas Llosa fa scorrere gli ultimi giorni di Fushìa l’unico personaggio del libro cui è permesso raccontarsi in prima persona. Lo scrittore peruviano ne aveva conosciuto “la leggenda” in un suo viaggio nella selva: era un giapponese e si chiamava in realtà Tushìa che si stabilì su un’isola del fiume e si trasformò in qualcosa di molto simile ad un signore feudale.

 Nel libro Fushìa è accompagnato da Aquilino, un esperto abitante del fiume. Attraverso il suo dialogo con Aquilino, Vargas Llosa ci racconta la sua figura, mitica e velleitaria, che sfida il mondo contando solo sull’efficacia dell’assenza di scrupoli.

 Anche lo stesso Aquilino ha qualcosa del mito. È un moderno Caronte per Fushìa e uno spirito fondamentalmente libero e sereno che scivola tra le pagine del romanzo.

 

Conclusioni sul romanzo.

 La trama del romanzo è complessa e strutturata con repentini sbalzi temporali e cambi di prospettiva che consentono all’autore di inquadrare i personaggi da più angolature.

Mario Vargas Llosa crea una notevole profondità dei personaggi incastonandoli allo stesso tempo nella realtà peruviana con tutti i suoi contrasti.

Il Perù descritto dal romanziere non è complesso solo perché spezzato tra quello delle città e della costa , quello dell’interno e della selva, ma anche perché osservato in un arco di tempo piuttosto lungo e denso di cambiamenti.

 Scrivere un romanzo è una cerimonia che somiglia allo strip-tease. Come la ragazza… anche il romanziere mette a nudo la propria intimità in pubblico attraverso i suoi romanzi.

Così Mario Vargas Llosa iniziava la descrizione del suo romanzo “La Casa Verde”, scritto tra il 1962 e il 1965, nelle sue conferenze raccolte sotto il nome di “Storia segreta di un romanzo”.

 In questo romanzo sono presenti tutti gli elementi che motivarono a Mario Vargas Llosa l’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura nel 2010. “per la sua cartografia delle strutture del potere e la sua tagliente immagine della rivolta, della resistenza e della sconfitta dell’individuo”.

 

 


  25  Lug  2015 ,
Roberto Roverselli

 Direttore responsabile di CaffèBook. Giornalista iscritto all’albo (Odg. Toscana)  

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