Skype Caffebook

Parole d'Autore

Ieri e Oggi: La piccola vedetta lombarda e i bambini soldato.

Ieri e Oggi: La piccola vedetta lombarda e i bambini soldato.

Dal correva l'anno 1886... al 2016! La piccola vedetta lombarda 


Nel 1859, durante la guerra per la liberazione della Lombardia, pochi giorni dopo la battaglia di Solferino e San Martino, vinta dai Francesi e dagli Italiani contro gli Austriaci, in una bella mattinata del mese di giugno, un piccolo drappello di cavalleggieri di Saluzzo andava di lento passo, per un sentiero solitario, verso il nemico, esplorando attentamente la campagna. Guidavano il drappello un ufficiale e un sergente….

 

Dal correva l'anno 1886... al 2016!

Elzeviri e Fotografie dei tempi al ritmo del libro Cuore di De Amicis

La piccola vedetta lombarda. 

Nella Prefazione di Cuore, De Amicis illustra così le caratteristiche del suo romanzo: “Questo libro è particolarmente dedicato ai ragazzi delle scuole elementari, i quali sono tra i 9 e i 13 anni, e si potrebbe intitolare: Storia d'un anno scolastico, scritta da un alunno di terza d'una scuola municipale d'Italia".


Protagonisti sono i fanciulli, provenienti da diverse regioni d’Italia, chiamati a gesti di eccezionale abnegazione o addirittura di eroismo, a difesa della patria, della famiglia o di qualche particolare valore come l’onestà o l’altruismo.

 

De Amicis, con Collodi è il pedagogista del costume borghese e il libro Cuore ne è l’espressione più evidente.


Attraverso racconti toccanti e commoventi e lettere, insegna ai ragazzi a crescere e a diventare adulti.

Nel 2009, in una ricerca condotta da Fabrizio Bernini e Daniele Salerno, si ritiene di aver identificato il ragazzo protagonista del racconto di Edmondo de Amicis in Giovanni Minoli, un orfano di 12 anni che lavorava come contadino alle dipendenze di una famiglia residente a poche decine di metri dall'albero di cui si parla nel racconto (che invece di un frassino risulterà poi un pioppo).

Secondo Bernini e Salerno, gli eventi risalgono al 20 maggio 1859 nelle campagne vogheresi, più precisamente nella frazione Voghera Campoferro, dove il Minoli risulterà essere la prima vittima della famosa Battaglia di Montebello.

Pare, invece, che il ragazzo non sia morto subito, ma sia stato trasportato, ferito, all'ospedale di Voghera dove morì nel Dicembre dello stesso anno.

I due studiosi si sono basati, nelle loro ricerche, di documentazione presente in archivi di comuni ed ospedali, oltre ad alcuni atti parlamentari.

Questo ragazzino di Voghera fa da vedetta in cima a un albero per conto di un drappello di soldati di passaggio. Mentre li avvisa dell’arrivo di un drappello austriaco, i soldati austriaci lo scorgono e iniziano a sparare.

L’ufficiale italiano ordina al ragazzo di scendere, ma questo non demorde e continua a monitorare i movimenti del nemico. Il ragazzo si sente importante; ormai è entrato nella parte dell’eroe, tipico della incoscienza infantile.

Infine, colpito al petto, cade e muore accudito dall’ufficiale.

Il racconto si chiude con la marcia dei bersaglieri in onore della salma della valorosa vedetta, ricoperta dal tricolore italiano.


Nel Cuore che sto sfogliando, al 26 novembre 1859 e di sabato, vedo

“una casetta rustica, circondata di frassini, davanti alla quale se ne stava tutto solo un ragazzo d’una dozzina d’anni, che scortecciava un piccolo ramo con un coltello, per farsene un bastoncino; da una finestra della casa spenzolava una larga bandiera tricolore; dentro non c’era nessuno: i contadini, messa fuori la bandiera, erano scappati, per paura degli Austriaci.

Appena visti i cavalleggieri, il ragazzo buttò via il bastone e si levò il berretto.
Era un bel ragazzo, di viso ardito, con gli occhi grandi e celesti, coi capelli biondi e lunghi; era in maniche di camicia, e mostrava il petto nudo.

Nel Cuore che sto sfogliando vedo un ragazzo, un trovatello, un ragazzo di campagna che non è scappato, ma è rimasto a vedere la guerra. Un ragazzo che non va a scuola, ma lavora dove capita, dove lo chiamano.

Oggi parleremmo di sfruttamento minorile e saremmo indignati di fronte a una tale situazione. Ma siamo nel 1859 e in piena guerra di Liberazione della Lombardia.

La piccola vedetta lombarda è solo un fanciullo che in guerra dall'alto di un albero, spia le mosse del nemico, finché una pallottola lo fulmina.

Un ragazzino coraggioso che crede nella patria e che si offre per controllare la posizione austriaca arrampicandosi su un albero.

L’ufficiale si rende conto del rischio che il ragazzo corre ed esita e lo richiama: “- Ma bada…esclamò l’ufficiale, come preso da un timore improvviso. Il ragazzo si voltò a guardarlo in atto interrogativo. - niente - disse l’ufficiale - va su -“. E il ragazzo sale, felice di essere utile e di sentirsi importante.


È un ragazzo solo, senza genitori e senza compagni di scuola.

Segue un botta e risposta tra i due, con l’inevitabile morte, alla terza pallottola nemica, del giovane, e la situazione diventa paradossale: l’ufficiale sacrifica un ragazzo senza quasi rendersi conto, in nome della guerra, allo scopo di vincere una battaglia e salvare i militari da un’imboscata.


Oggi, il reclutamento e l’utilizzo di bambini soldato, che è una delle più pesanti violazioni delle norme che regolano i diritti umani nel mondo, è quanto mai presente.

 

Bambini che vengono addestrati a uccidere in nome di un eroismo inutile e assurdo.

In nome della Patria e della religione. Al fanciullo verranno tributati funebri onori militari. Al bambino soldato volontario e inconsapevole che credeva nella Patria.


E ancora l’ufficiale, dopo aver fatto salire il ragazzo sull’albero quasi un bersaglio per gli austriaci, si dispiace della sua morte, Ci sono ancora altri episodi che rivelano un bisogno di trovare martiri da immolare alla patria, di giustificare la guerra con la morte degli eroi, dove il martire ha la funzione di sminuire il nemico, di gettare i germi della competizione e di far emergere nel lettore il concetto di Patria.


Allora come oggi i bambini sono utilizzati in ogni tipo di guerra, scudi umani sia fisici che psicologici e un’ingiustizia subita si trasforma in un tornado mediatico positivo.

ll narratore è esterno e narra in terza persona; è nascosto e non si esprime; la lettura del racconto e la riflessione morale che nasce da questo racconto è incentrata sul tema dell'identità e del patriottismo e di nuove generazioni di uomini cresciuti nei valori patriottici.


Questo testo mi ha toccata profondamente, al di là del perbenismo del costume borghese e dell’aspetto pedagogico e moralistico dell’opera, riscontrabile nei personaggi, quali stereotipi di diverse categorie morali e sociali, in quanto trattiamo un tema che purtroppo è ancora attuale: la guerra e chi paga sono vittime ignare e innocenti come il ragazzo sull’albero e stiamo parlando di bambini soldati.

Le incomprensioni tra stati in conflitto andrebbero mediate prima, ma gli interessi politici e commerciali e di potere che ne traggono beneficio lavorano sottilmente perchè ciò non avvenga.

 

 (foto da wikipedia.org, svoboda.org, piattaformainfanzia.org, bdp.it,terzobinario.it )


Caterina Oddenino

Caterina Oddenino

Artista a 360°, non per quello che scrive, o dipinge o propone di se stessa, ma per quello che è. Ha collaborato con gallerie d’arte, associazioni, e compagnie teatrali.

I suoi Articoli           Conosci meglio: Gli Autori di CaffèBook

Devi effettuare il login per inviare commenti