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Siamo Uomini o Lupi?

Siamo Uomini o Lupi?

 

Avete mai visto come si muove un branco di lupi?

    Procedono in fila indiana. Davanti sta il capo che controlla, orienta e coordina nell'interesse di tutti. Seguono gli altri che, rimanendo assieme, sopravvivono grazie alle decisioni del primo. Davanti sta il capo che controlla, orienta e coordina nell'interesse di tutti. Seguono gli altri che, rimanendo in gruppo, sopravvivono grazie alle decisioni del primo. Il gruppo è una moltitudine che si fa unità per tutelare ogni membro: alla base vi sono gli anziani e i cuccioli che vengono protetti da tutti.

 

Un atteggiamento sociale da cui l’uomo dovrebbe trarre ispirazione.

Tutti i giorni assistiamo a episodi di malfunzionamento dei servizi riservati ai cittadini e sicuramente spesso è dovuto a carenza di risorse finanziarie ma talvolta al comportamento di individui a cui manca la consapevolezza dell’appartenenza a un gruppo sociale.

Nel settore sanitario le squadre di pronto intervento vengono talvolta allertate per situazioni che sarebbero di competenza della guardia medica: mi hanno raccontato che una notte una di queste si recò d'urgenza da un uomo che accusava problemi alla schiena risolvibili con un analgesico ma che, non avendolo in casa, li aveva chiamati perché non riusciva a dormire.

Se nel frattempo una persona avesse avuto un infarto all'altro lato della provincia l'autoambulanza non sarebbe arrivata in tempo solo perché qualcuno non riusciva a riposare per un mal di schiena.

Questo soggetto sarebbe stato un pessimo capo branco se fosse nato lupo ma per fortuna è nato uomo, una categoria superiore!

Non è il riscaldamento dell’ambiente, l’inquinamento delle falde acquifere, il problema dei rifiuti industriali da smaltire o la farfalla Monarca che rischia l'estinzione a causa dei pesticidi a togliergli il sonno, ma solo la sua schiena dolorante!

Il Vangelo insegna ad amare il prossimo come sé stessi, ma questi individui sembrano avere davanti agli occhi solo uno specchio che rimanda la loro immagine.

   San Francesco chiamava gli animali “i nostri fratelli più piccoli” percependo un legame che lo spingeva ad aiutarli. Lodava Dio “con tutte le sue creature” mostrando amore e rispetto nei confronti di soggetti che conoscono la sincerità dei sentimenti e l’assenza di egoismo.

Dio ha creato il mondo, lo ha popolato di esseri viventi e solo per ultimo ha inserito l’uomo in un luogo di per sé perfetto: ultimo perché l’intenzione era di farne la creatura migliore, dotandola di mente pensante, ma Adamo ed Eva non ne fecero l’uso migliore infrangendo lo stato di originario benessere che le altre creature avevano invece conservato fino al loro arrivo.

L’intelligenza presente nell'uomo fa emergere un egocentrismo che lo porta a percepirsi superiore e che può condurre a conseguenze preoccupanti.

Il mondo in cui viviamo è un ecosistema basato su delicati equilibri in cui ogni essere svolge un ruolo ben preciso. Un matematico e meteorologo statunitense, Edward Lorenz, pose uno stravagante quesito: può il battito delle ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?

Penso facciamo parte di un Tutto in cui qualunque azione si ripercuote su quanto ci circonda e sugli altri. Evitare l’estinzione della farfalla Monarca comporta condizioni di vita ottimali sia per gli insetti che per gli umani e non solo il capriccio di qualche animalista annoiato che non sa come occupare il tempo.

Non a caso Einstein sosteneva che se le api si fossero estinte, agli uomini sarebbero rimasti solo quattro anni di vita. Perché respiriamo tutti la stessa aria, beviamo la stessa acqua e traiamo dalla stessa terra il sostentamento: siamo interconnessi gli uni agli altri, illudendoci che scienza e tecnologia possano ricostruire l'anello della catena spezzata dalla scomparsa di una specie senza subirne conseguenze dirette.

Affermare che la vita di tutti, bipedi e quadrupedi, è ugualmente importante non sempre è benvisto. Ma bisogna andare al di là delle parole formali: per quanto si possa amare un gatto, di fronte a una malattia è naturale che la priorità nella cura vada data all’umano e poi al felino. In realtà dire che la vita e la sofferenza sono uguali per tutti significa solo sostenere che non esiste una gerarchia tra le specie.

Papa Luciani lo ha espresso così: “Uomo, vegetali, animali, siamo tutti nella stessa barca; non si tocca l’uno senza che a lungo andare non si danneggi l’altro

Diversamente, col passare del tempo, gli episodi legati alla morte o al maltrattamento di animali e dell’ambiente diventano banali e normali, portando all'indifferenza e ad azioni che si ripercuotono sull’uomo, di cui sgretolano lentamente le libertà individuali e la dignità.

Papa Wojtila auspicava: “E’ urgente seguire l’esempio del povero di Assisi e abbandonare sconsiderate forme di dominio, cattura e custodia verso tutte le creature”. 

Ho letto le parole di molti sopravvissuti ai campi di concentramento: Steward David, gli scrittori Elie Wiesel e Isaac Bashevis Singer, quest'ultimo Premio Nobel per la Letteratura.

Dopo aver subito torture e sofferenze inenarrabili questi uomini hanno sostenuto che la vita debba essere rispettata sempre e che dolore e violenza non siano più accettabili soltanto perché inflitti ad animali.

Per loro sostenere che si tratta solo di bestie e che possano anche morire significa abituare la mente ad accettare la crudeltà come elemento necessario e normale: oggi sono gli animali, nell'ultima guerra furono gli ebrei, gli zingari, gli omosessuali. Giustificare la sofferenza di un altro essere vivente soltanto perché giudicato inferiore all'uomo è produttivo di effetti aberranti se utilizzato dalla persona sbagliata. Come accaduto nei campi di concentramento durante l’ultima guerra. George Orwell, nella “Fattoria degli    animali”, ha dipinto uno spietato quadro delle dinamiche alla base della società umana. Dopo una ribellione che porta le bestie a estromettere il contadino dalla proprietà, viene elaborato un elenco di sette comandamenti per garantire il rispetto dei diritti di ogni animale, diventati unici padroni della fattoria. L'ultimo precetto recitava che: Tutti gli animali sono uguali.

L'applicazione delle regole nella quotidianità non risultò però equa per tutti, dato che una specie si limitava a comandare mentre le altre continuavano a lavorare più duramente di prima.

Alla fine del racconto i sette comandamenti vengono sostituiti da uno solo: Tutti gli animali sono uguali ma alcuni di loro sono più uguali degli altri.

 

(foto donna e lupo gerry images, raincarnation40 e Patrice_Audet su pixabay, elaborazione Angelo Controversi)


  05  Ago  2017 ,
Paola Iotti

Paola Iotti

Scrittrice. Appassionata lettrice che si è trasformata in scrittrice grazie alla sensibilità degli animali a cui cerca di dare voce, come a persone e argomenti talvolta posti a margine dall'odierna società.

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