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Scienze e Mestieri

Il lino: segreti di salute e di creatività

Il lino: segreti di salute e di creatività

Erboristeria, il lino i suoi segreti, la sua storia nell'arte e le proprietà fitoterapiche per la salute.

Occhi d’azzurro che nel verde dei campi di riempiono di cielo… Il lino è così, intriso d’eleganza e di tenacia, con i fiori a cinque petali che incantano per il loro colore ma basta sfiorarli perché cadano facilmente al suolo.

Appartiene alla famiglia delle Linacee e il suo nome latino è Linum usitatissimus L.,

a indicare i molteplici utilizzi che questa pianta annuale dal fusto semplice e dalle fogli sottili e sessili ha sempre avuto nel corso della storia.

Coltivato sin dal Neolitico come fibra tessile, nel Medioevo fu assai apprezzato per le sue virtù medicamentose e a partire dal Rinascimento il suo olio fu l’ingrediente principale per la tavolozza dei pittori e per il tessuto delle loro tele.

Si tramanda, infatti, che sia stato Jan Van Eyck a inventare un tipo di pigmento (rivoluzionando una formula nota già nel XII secolo) a base di olio di lino e di uovo che soppiantò a poco a poco la tempera delle tavole di legno medioevali.

Nell’uso fitoterapico, i principi attivi sono contenuti nei suoi semi e ne fanno una droga emolliente e lassativa.

Per uso interno se ne ricava un macerato che giova decisamente in caso di stitichezza.

La ricetta della tisana:

Per prepararlo, si prende un cucchiaio di semi di lino e di versa in un bicchiere di acqua tiepida.

Si copre con un piattino e si lascia riposare per tutta la notte.

Al mattino l’aspetto della bevanda sarà mucillagginoso: meglio assumerla a digiuno, prima di colazione, masticando anche i semi che si saranno ammorbiditi.


Per uso esterno, invece, dai semi si ottiene un farina adatta per cataplasmi da applicare in caso di dermatosi, di infiammazioni e di affezioni alle vie aeree.

Si trita al momento – dato che è sconsigliabile ricorrere a farine già pronte perché l’olio contenuto irrancidisce in breve tempo – un pugnetto di semi di lino, si stempera in un pentolino con acqua, sino a ottenere un composto denso, e si fa sobbollire per alcuni minuti.

Si applica caldo sulla parte interessata con un telo pulito.


Sebbene oggi la sua produzione in quell’area geografica vada diminuendo, un tempo il lino era il vanto dell’Irlanda.

Se ne confezionavano tessuti preziosi ma, essendo una pianta fibrosa, se ne ricavava anche la carta.

Volete sapere come? Non è un procedimento difficile.

Per prima cosa, occorre raccogliere le piante e metterle a macerare in acqua ferma.

Dopodiché è necessario scolarle e sminuzzarle in pezzettini che non siano più lunghi d’un centimetro circa.

Il lino tritato dev’essere immerso in una soluzione a base di soda caustica.

Calcolatene due cucchiaini da tè per ogni litro d’acqua.

Mettete il tutto in un pentolone e su un fornello, preferibilmente all’aperto o in ambiente assai ben aerato, fate bollire sino a quando il composto si sia disfatto e abbia preso la consistenza d’una poltiglia.

Fatela passare attraverso un setaccio dalle maglie non troppo fitte, che va pulito più volte sotto l’acqua corrente affinché i fori non s’otturino.
La pasta che ne risulterà dev’essere battuta con una mazza.

Fatelo ripetutamente, aggiungendo di tanto in tanto un po’ d’acqua per renderla più morbida e cremosa.

Per controllare che tutti i grumi siano stati eliminati, mettete qualche cucchiaio di pasta in un bicchiere d’acqua e guardate in controluce: se si scioglierà in modo omogeneo, sarà pronta, altrimenti, se noterete ancora dei piccoli agglomerati, dovrete continuare a batterla.


Preparate uno stampo: può essere una semplice cornice di legno nella quale è stato teso un pezzo di tela.

Disponete in esso uno strato sottile di pasta e scrollatelo in modo tale che si distribuisca uniformemente.

Capovolgete lo stampo sopra uno scampolo di feltro inumidito e premete la pasta affinché aderisca alla stoffa.

Levate via lo stampo e fate combaciare con la pasta un secondo rettangolo di feltro bagnato.

Intanto mettete nello stampo dell’altra pasta e, dopo aver ripetuto le operazioni che vi abbiamo appena descritto, impilatela di nuovo sul feltro.

Procedete a strati, alternando feltro e pasta assottigliata, e ponete la pila sotto una pressa per due giorni. Trascorso questo tempo, rimuovete i vari rettangoli di feltro e continuate a pressare da soli i fogli di carta.

Questa è la fase più delicata di tutto il lavoro perché i fogli, ancora umidi, possono strapparsi se non sono maneggiati con cautela. Stendete una rete sotto un portico ombreggiato e arioso.

Adagiati su di essa, i fogli di carta finiranno d’asciugare e acquisteranno quel colore grezzo e unico che renderà meravigliosi i vostri acquerelli, se vi piace dipingere, o più espressivi i vostri versi, se siete poeti.

 

 

 (foto da wikipedia.org)


  24  Gen  2017 ,
Maura Maffei

Maura Maffei

Scrittrice di romanzi storici ambientati in Irlanda, che narrano vicende di amore, di coraggio e di fede. È anche erborista, soprano lirico e pittrice.

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