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Scienze e Mestieri

D'Annunzio: l’orgoglio, la passione e la follia del Vate

D'Annunzio: l’orgoglio, la passione e la follia del Vate

 

Gabriele D'Annunzio, su cui sono stati consumati fiumi di inchiostro e scelti gli aggettivi più diversi per cercare di descrivere e di decifrare la sua complessa, esuberante e controversa personalità, nasce a Pescara nel 1863 e studia a Roma senza tuttavia laurearsi.

Diventa in breve tempo protagonista della vita culturale e sociale della città. Sposa Maria Hardouin D'Annunzio, dei duchi di Gallese, principessa di Montenevoso, una nobile italiana, prima e unica moglie con cui ha tre figli, ma presto abbandona la famiglia.

In seguito, nelle sue numerose relazioni, ha tre altri figli, sempre vivendo nel lusso e dedicandosi alla continua ricerca di oggetti raffinati e insoliti.

È stato l’amante desiderato da tutte, capace di trasformare anche la donna più ordinaria in un angelo celeste. Il vortice in cui trascina le sue muse è inevitabilmente ispirato dal vento della parola, persuasiva e sensuale capace di innalzare ogni donna e consacrarla, come una creatura desiderabile e unica.

L’incontro nel 1882 con la Duse è stato vitale per il poeta: la loro relazione, secondo i biografi, avrà inizio solo il 26 settembre del 1895 e, tra alti e bassi, strazianti addii e impetuose riconciliazioni si protrarrà per più di otto anni.

La Divina è stata forse l’unica artista capace di mettere sulla scena l’anima; probabilmente i testi dannunziani, senza le incantevoli interpretazioni della Duse, non avrebbero mai avuto un successo di tale portata. Eleonora, inoltre, pur se esile, fragile e malata, da al poeta più di quanto avessero fatto le altre, con la sua passione e la sua generosità.

Una vita, quella di Gabriele d’Annunzio, caratterizzata da una continua ricerca sia in ambito emotivo che sentimentale, testimoniata tra l’altro dalle migliaia di lettere lasciate, frutto di passione e nello stesso tempo una forma d’arte.

Le pubblicazioni che lo ricordano con i suoi vizi e le sue manie, con i suoi peccati e le sue passioni sono sempre attuali. L'hanno definito Vate, amante guerriero, immortale, libero, grafomane, genio, rivoluzionario, super-uomo, drammaturgo, ecc. Era convinto che l'uomo dovesse lottare con coraggio e disprezzare la troppa tranquillità.

Rifiutava la ragione come strumento di conoscenza: per lui bisognava abbandonarsi all'istinto e ai sensi per cogliere la vita segreta dell'uomo e della natura. Anche la sua poesia esprimeva questa ricerca continua di armonia che credeva fosse nascosta in ogni cosa dell'universo. In quest'ottica si inquadra bene il mito del superuomo di cui è stato sostenitore: un uomo proteso verso l'avventura e il desiderio di affermazione attraverso imprese eroiche ed eccezionali.

 

La grafia Gabriele D'Annunzio


La grafologia ancora una volta ci permette attraverso l'analisi della sua scrittura di provare a dare uno sguardo oltre la facciata, per cercare di penetrare nei luoghi più reconditi dell'interiorità dell'individuo.


La grafia di D'Annunzio è carica di energia e di personalità come lo era lui.

Occupa lo spazio con spavalda esuberanza, con una trama spessa e colorata, con forme personalizzate e angolose, con tratti lanciati, quasi aggressivi. La firma sottolineata evidenzia il desiderio di protagonismo.

Il margine sinistro progressivo e i tratti finali delle lettere e delle "t" ci parlano di un uomo estroverso e pieno di ardore, impulsivo e impaziente, sempre proteso verso il raggiungimento del piacere personale e dei suoi obiettivi.

La caduta finale del rigo (coda di volpe) rivela però che la sua impulsività condiziona l'organizzazione, disturba il calcolo dei tempi e dei modi per conquistarli. Dotato di diplomazia non senza opportunismo e di volontà di staccarsi dalle proprie origini, nutriva un sentimento di rivalsa verso il prossimo (margine sinistro progressivo).

 

Era estremamente sensibile e instabile di umore (andamento sinuoso), suscettibile e teso, a volte aggressivo.

Il movimento dinamico ci dice anche quanto fosse deciso, coraggioso, autonomo, ambizioso e idealista, con il gusto dell'azione e della sfida. Il tratto pastoso (colata d'inchiostro) ci parla di una personalità che viveva un approccio con la realtà circostante particolarmente sensoriale e affettivo, quasi erotico.

Rivela quanto il poeta avesse una relazione concreta ed immediata con l'ambiente verso cui si relazionava in modo istintivo, coinvolto e poco ragionato. Predisposto allo scambio, alle sollecitazioni, fortemente passionale era spesso poco obiettivo.

Lo spessore del filo grafico, che rende il contatto con la carta caldo e quasi sensuale, misura la forza intensa delle sensazioni captate, assorbite e amplificate nella loro portata. L'emozione predomina sulla ragione e porta il poeta ad un marcato soggettivismo, alla tendenza a deformare la realtà e ad enfatizzarla.

Erano sempre presenti in lui l'euforia per i grandi progetti e il rifiuto delle mezze misure. Le forme stilizzate, angolose, con eleganti personalizzazioni (ricombinazioni, pences, "d" lirica) mostrano la sua acutezza e la sua intelligenza unite al desiderio di differenziarsi, di staccarsi dalla mediocrità, alla ricerca della perfezione personale, con il rischio a volte di preferire il bello al vero.

Il forte attaccamento all'idea di eleganza morale e relazionale lo ha portato in certi casi a sacrificare qualità più umane e sincere.

 

 

 

 

 (foto di Barbara Taglioni)


  12  Set  2016 ,
Barbara Taglioni

Barbara Taglioni

Grafologa, scrittrice eu ultimamente mi sono avvicinata al mondo della fotografia che ho scoperto essere un altro entusiasmante modo di fare arte.

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