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Scienze e Mestieri

L’angelica, sulla spada di San Michele Arcangelo

L’angelica, sulla spada di San Michele Arcangelo

Erboristeria: l’angelica le qualità come pianta medicinale, la storia, il decotto digestivo e i canditi.

Questa pianta ha in latino un lungo nome alliterante: Angelica archangelica L. E non è stato scelto a caso;

l’angelica, infatti, è legata al culto di San Michele Arcangelo e nel corso dei secoli è sempre stata in prima linea contro diavoli, streghe e spiriti maligni, adornando case e stalle.

Secondo un’antica tradizione dell’Isola di Smeraldo, gli irlandesi catturati dagli inglesi non mancavano di riempirsi le tasche con i suoi semi prima d’essere condotti nelle carceri britanniche, quale talismano contro la cattiva sorte e nella speranza che l’angelica intercedesse presso l’arcangelo guerriero e ridonasse loro una pronta libertà.

 

Capitava spesso che alcuni di questi semi sfuggissero al controllo dei loro proprietari e si tramanda che i prati intorno alla Torre di Londra pullulassero di rigogliose piante d’angelica proprio per questo motivo…

Un’altra leggenda vuole che, nei secoli felici in cui il monachesimo irlandese raggiunse il suo massimo splendore, ci fosse un giovane religioso molto infelice perché tanti ammalati bussavano alla porta del suo monastero e non sempre si riusciva a curarli o a recar loro un po’ di sollievo. Una notte un angelo gli apparve in sogno e gli donò l’angelica.

Da allora essa fu utilizzata contro i malanni più disparati, dai bruciori di stomaco all’appendicite, dall’ulcera alle epidemie di peste.

L’angelica, in effetti, è una pianta medicinale dalle notevoli virtù.

Appartiene alla famiglia delle Ombrellifere ed è un arbusto florido, dall’aspetto robusto e superbo. Le sue grandi ombrelle di fiori bianchi sono inconfondibili e decorano le campagne dell’Europa, in particolare di quella del Nord, prediligendo i luoghi umidi.

Le sostanze amare che compaiono tra i principi attivi ne fanno un ottimo digestivo. È considerata una delle principali droghe eupeptiche, ossia capaci di sollecitare l’appetito.

Ci sono stati apprezzabili risultati clinici che la riguardano, nello studio di patologie in cui la fame è collegata a disturbi d’origine psichica, come l’anoressia.

L’angelica, infatti, giova anche nelle malattie nervose e nelle affezioni respiratorie, soprattutto in dosi omeopatiche e sotto controllo medico. È diuretica, stimolante e antidolorifica. Si applica mediante frizioni in caso di reumatismi o nevralgie.

Il decotto che si prepara con la sua radice ha un sapore amaro, ma gradevole, ideale come digestivo a fine pasto.

Del resto, l’angelica è assai apprezzata in liquoreria.

Per mezzo litro d’acqua occorrono due cucchiai rasi di radice essiccata, da immergersi a freddo. Si porta a bollore e si tiene sul fornello per una decina di minuti.

Si spegne la fiamma, si chiude il pentolino con il suo coperchio e si lascia riposare per un quarto d’ora. Si filtra, si dolcifica con un po’ di miele e si beve nel corso della giornata.

L’angelica viene impiegata persino in cucina.

Con i suoi steli carnosi si preparano degli squisiti canditi che servono per decorare dolci e semifreddi e che si offrono ai bambini in occasione del carnevale. Il profumo intenso che essi mantengono e il loro gusto insolito richiama i sapori perduti, che appartengono al passato. Vogliamo riscoprirlo attraverso la ricetta?

 

Angelica Candita

Ingredienti

-             Un piccolo fascio di steli d’angelica, pari ad un peso di 300-500 grammi (si raccoglie in campagna, in luoghi puliti, con la raccomandazione di farla controllare a un esperto prima di utilizzarla, dato che angelica e cicuta appartengono alla stessa famiglia…);

-             200 grammi di zucchero di canna;

-             poca acqua.

 

Preparazione dei canditi

Si mondano i gambi d’angelica con uno straccio, per eliminare l’eventuale terriccio. Si lavano sotto l’acqua corrente e si pongono ad asciugare sopra un foglio di carta assorbente. Si tagliano, ricavando tanti cilindretti della lunghezza di circa cinque centimetri.

Si riempie d’acqua un tegame largo e basso, vi si tuffa l’angelica e si mette sul fuoco. Raggiunto il bollore, si lascia cuocere per un paio di minuti e si scola per mezzo d’una schiumarola.

Si passano i cilindretti sotto l’acqua fredda, affinché riprendano consistenza, e si mettono nuovamente ad asciugare sopra un altro foglio di carta assorbente.

Nel frattempo si prepara lo sciroppo.

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Si diluisce lo zucchero con due cucchiai d’acqua tiepida e si pone in una casseruola, mantenendo la fiamma moderata. Quando lo zucchero ha ormai assunto una colorazione bruno-dorata, si diluisce con altra acqua calda, versandone a poco a poco la capacità di un bicchiere.

Si gettano nello sciroppo i cilindri d’angelica e si lasciano cuocere sino a quando non abbiano assunto il caratteristico colore, che è di un verde brillante e trasparente.

Ricorrendo ancora alla schiumarola, si levano dalla casseruola e si dispongono sopra un piano di marmo (o comunque liscio e ben levigato) per farli asciugare. Occorre tenerli distanziati gli uni dagli altri affinché, solidificando, non si saldino insieme.

Quando i canditi sono pronti, si conservano al fresco in un barattolo di vetro scuro, a chiusura ermetica.

 

 (foto da wikipedia.or)


  24  Gen  2017 ,
Maura Maffei

Maura Maffei

Scrittrice di romanzi storici ambientati in Irlanda, che narrano vicende di amore, di coraggio e di fede. È anche erborista, soprano lirico e pittrice.

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