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Cibo e anima - bulimia nervosa

Cibo e anima - bulimia nervosa

 

Manuela è una donna di 30 anni, vive da sola, lavora come segretaria presso uno studio commercialista. E’ una persona molto solare e sempre disponibile, ha molti amici ed una relazione sentimentale importante da un paio di anni. Manuela, però, non si sente serena e neanche soddisfatta della sua vita. Quando la sera rientra a casa prova spesso un’infinita sensazione di vuoto, e non perché in casa sia sola, quanto piuttosto perché sembra che quello che faccia durante il giorno non la appaghi. Vorrebbe confidare questa sensazione al suo ragazzo, alla sua migliore amica, ma non ci riesce, perché sente dentro una lacerazione troppo profonda per riuscire ad esprimerla a parole e avverte il timore di non essere capita.

 

Senza deciderlo volontariamente, Manuela si ritrova a rovistare tra la dispensa ed il frigorifero in cerca di cibo che riempia il suo stomaco, perché è lì che sente l’epicentro del suo vuoto. Si abbuffa, ingurgita più cibo di quello che dovrebbe per alimentarsi e più di quello che il fisico riesce a contenere; mastica e ingoia di tutto, perché per lei non conta il sapore e la qualità di ciò che mangia, deve solo, urgentemente placare questa fastidiosa, devastante sensazione di vuoto che la attanaglia e non la fa sentire viva, importante, amata.

Quando la spinta a mangiare si placa, Manuela non si sente meglio, anzi, si sente in colpa per quello che ha fatto; sente che sta violentando il suo fisico, sa che ingrasserà e che non tutto quello che ha inghiottito era regolarmente commestibile. E allora la soluzione è vomitare; corre in bagno e rimette tutto, sperando di gettare via anche i suoi enormi sensi di colpa.

 

Manuela è affetta dal disturbo definito “Bulimia Nervosa”, ossia una dipendenza da riempimento, una ‘tossicomania alimentare’ che spinge il soggetto ad avere episodi improvvisi di ingestione, di nascosto e in breve lasso di tempo, di una spropositata quantità di cibo, senza la possibilità di limitarsi, poiché perde la capacità di controllo.

Le persone bulimiche mangiano in solitudine e a causa di un diffuso malessere, non per vera e propria fame.

Tendono a mangiare qualsiasi cosa sia alla loro portata: avanzi, cibi crudi, riscaldati, mescolando dolce e salato, in piedi davanti al frigo o direttamente dai barattoli dello scatolame, in un’atmosfera di eccitazione compulsiva. L’assunzione di cibo è frettolosa, i sapori non vengono gustati, la masticazione è ridotta al minimo; l’attacco bulimico finisce quando non c’è più nulla da mangiare, quando si viene scoperti o quando la sensazione di riempimento diventa dolorosa.

Alla base di questo comportamento vi è uno stato di ansia diffuso, con vissuti aggressivi verso le figure genitoriali e, di conseguenza, verso se stessi.

I soggetti bulimici divorano, ma non assumono, perché subito dopo l’abbuffata scatta il vomito. Si potrebbe dire che sono avide di cibo come di affetto, ma questo sentimento resta superficiale e non viene assimilato, come il cibo non viene digerito. Se non vomitano, mettono in atto diete, utilizzano lassativi o incrementano l’attività sportiva al fine di non prendere peso (ingrassare), poiché vi è un vissuto problematico con la propria immagine corporea.

Questa patologia è caratterizzata da frequenti episodi bulimici (almeno 1 alla settimana per 3 mesi), seguita da attività compensatorie per prevenire l’aumento di peso (condotte di eliminazione), poiché esso influenza continuamente l’autostima e, di conseguenza, le relazioni e l’autoefficacia.

Solitamente è legata a disturbi alimentari sorti nell’infanzia o in adolescenza a causa di una famiglia maltrattante, abusante o con qualche membro patologico (alcolista, depressione materna, suicidio, ecc).

La bulimia nervosa è spesso associata all’anoressia nervosa, patologia che la precede, la segue o con la quale si alterna per svariato tempo lungo l’arco di vita. Sovente la bulimia ha in concomitanza altri tipi di dipendenze, quali l’uso di ansiolitici o sonniferi, alcolismo, farmacodipendenza (anfetamine). Alcuni soggetti presentano anche sintomi depressivi (svalutazione, sensi di colpa, disturbi del sonno, idee suicidarie), e instabilità affettiva. La persona bulimica ha generalmente alle spalle una famiglia molto unita, ma che maschera forti tensioni all’interno o con nuclei divisi con manifestazioni violente di separazioni genitoriali in cui è presente una dimensione abbandonica del minore.

Le relazioni affettive che sviluppano i soggetti bulimici rispecchiano il loro legame con il cibo, ossia un’alternanza di avidità e rifiuto dell’amore altrui.

 

La prevalenza della Bulimia nervosa nella popolazione generale è del 1-3%, con una diffusione maggiore nel genere femminile.

L’età di comparsa del disturbo alimentare bulimico avviene in tarda adolescenza (18-20 anni); i problemi che accomunano anche tutti gli altri disturbi dell’alimentazione sono, come abbiamo già visto nell’articolo sull’Anoressia, la bassa autostima, la difficoltà dell’accettazione sessuale, un difficile rapporto con il proprio corpo e l’intimità, bassi livelli di stabilità emotiva, personalità dipendente, carenza di autodeterminazione.

 

Anche questa patologia, come l’Anoressia nervosa, rientra nei ‘Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione’ classificati nel DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali).

 

Bibliografia

 

A.P.A. (American Psychiatric Association) (2014), DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), Ed. Raffaello Cortina

De Clercq Fabiola (2001), Tutto il pane del mondo, Ed. Bompiani

  1. Lombardo (2009), La psicodiagnosi nel corso di vita, Ed. Kappa
  2. Marcelli, A. Braconnier (2006), Adolescenza e psicopatologia, Ed. Masson

(immagine da recoveryranch.com, elaborazione A.C.)


  29  Dic  2015 ,
Annalisa Iovane

 Annalisa Iovane

Psicologa. La sua attività di psicologa è affiancata anche da quella di consulente in sessuologia e da quella di grafologa. Il mio sito è: notedipsiche.wordpress.com

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